Presentata in conferenza stampa a Bari la terza edizione del festival internazionale di fotografia e arte, a Monopoli dal 6 settembre al 4 novembre prossimi 

Rosso, verde, blu e violetto, arancione e indaco. E poi giallo. Tanto giallo. Sono i colori dell’arcobaleno. Sono i colori di PhEST – See Beyond the Sea, il festival internazionale di fotografia e arte che per il terzo anno consecutivo ha eletto Monopoli come sua regina per ospitare un melting pot unico di arte e che, questa mattina, è stato presentato in conferenza stampa a Bari, mentre prosegue in città l’allestimento delle gigantografie nel centro storico cittadino e, in particolar modo, lungo le mura cinquecentesche di via Papacenere.

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Per due mesi intensissimi la cittadina sul mare pugliese scelta dagli organizzatori si trasformerà in una galleria d’arte a cielo aperto contaminata dalla fotografia e dai messaggi che ciascun lavoro selezionato vuole trasmettere. Dal 6 settembre al 4 novembre cittadini e turisti, insegnanti e alunni che ricominciano la scuola, appassionati di fotografia, professionisti del mestiere e tutti quelli che vorranno dedicare qualche ora del loro tempo a questo evento speciale potranno ammirare le ventuno mostre che, contemporaneamente, abiteranno spazi e luoghi al chiuso e all’aperto nel cuore di Monopoli. Il Festival è inserito ufficialmente nel calendario dell’anno europeo del patrimonio culturale voluto dal MiBact e dall’Unione Europea, ha il patrocinio di Regione Puglia – assessorato Industria Turistica e Culturale, Comune di Monopoli -Monopoli Tourism, Puglia Promozione, Ministero della cultura albanese e Apulia Film Commission.

Dopo il successo delle prime due edizioni con oltre 28mila visitatori, circa 7mila like sulla pagina Facebook ufficiale, PhEST si arricchisce quest’anno di nuove location e prestigiose collaborazioni. Oltre al Porto Vecchio, alla Muraglia di Porta Vecchia, alle Mura del Castello e il Centro Storico, le esposizioni saranno di casa a Palazzo Palmieri, Castello Carlo V, Chiesa Santi Pietro e Paolo e Palazzo Martinelli.
Partiamo dal progetto speciale sul territorio dedicato ai porti che sarà esposto sulle mura del Castello. Tredici le fotografie che compongonoOn Boardcommissionato da PhEST al fotografo fiorentino Edoardo Delille. Gli scatti sono stati realizzati durante la residenza artistica del fotografo a Palazzo Fizzarotti nei porti di Bari e Brindisi con l’obiettivo di restituire con queste foto l’idea di quello che i porti sono stati, sono e saranno sempre: luoghi di transito, luoghi in cui tutto si mescola, luoghi in cui meravigliosamente tutto può accadere. Da qui si accede all’interno del Castello, dove saranno allestite le mostre di Pino Pascali “Guardare il mare, a cura di Antonio Frugis e Roberto Lacarbonara, in collaborazione con Fondazione Museo Pino Pascali di Polignano a Mare, che attraverso una selezione di scatti realizzati da Pino Pascali nel 1965 documentano lo studio che l’artista compie tra Napoli, Ischia e Capri Casamicciola, utilizzando per la prima volta il mezzo fotografico al fine di indagare il paesaggio portuale e urbano; la mostra anticipa la grande e inedita retrospettiva fotografica dedicata all’artista che la Fondazione ospiterà nei propri spazi tra ottobre e novembre 2018. Sempre all’interno del Castello sarà allestita la mostra di Kolë Idromeno “Le due strade di Idromeno” a cura di Adrian Paci arrivate dall’archivio del Museo Marubi a Scutari (Albania) che creano un dialogo con uno dei suoi dipinti più conosciuti Dy Rrugët (Le due strade), con il quale dialogano.
Si passa quindi alla Muraglia di Porta Vecchia per la mostra in esterno della leccese Alessia Rollo “Fata Morgana”: un racconto tra realtà e immaginazione che cerca di creare delle visioni alternative alla tematica migratoria e di superare gli stereotipi visivi trasmessi dalle immagini di cronaca, evocando in maniera originale il mito illusorio di un’Europa diventata miraggio e i conseguenti fenomeni di sfruttamento e lavoro nero. Tra il Porto Vecchio e il centro storico sono invece già apparse, nei giorni scorsi, incollate con acqua e farina, sulle mura dei palazzi del centro storico, delle gigantografie di uomini, donne, bambini, intere famiglie. Si tratta degli scatti raccolti in questi mesi dall’associazione PhEST, impegnata nel recupero delle fotografie amatoriali e familiari nella città di Monopoli e della Puglia, per essere condivise come patrimonio collettivo per ALBUM – Archivio di Famiglia, di cui la mostra #WEWEREINPUGLIA rappresenta il primo esito della raccolta. Un’operazione di street art a cura di Leo & Pipo, duo di artisti francesi che, lavorando ovunque nel mondo, creano una osmosi tra passato e presente, riportando alla memoria ricordi di chi eravamo per capire meglio chi siamo e chi dobbiamo essere. ALBUM – Archivio di Famiglia, secondo progetto speciale di PhEST per il 2018, è anche una selezione dall’Archivio Brigida, storico studio artistico fotografico attivo dal 1894 al 1973 a Monopoli. La mostra, aperta al pubblico gratuitamente, espone riproduzioni di fotografie d’epoca provenienti dall’Archivio Brigida visibili a Palazzo Martinelli. Per il periodo del Festival la sede della mostra si propone anche come sportello permanente, attrezzato con uno scanner, per continuare la raccolta e la digitalizzazione immediata dei materiali fotografici d’epoca raccolti sul posto.

Ci si sposta quindi nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo per Gregor Sailer con il suoThe Potemkin Village” che, rievocando la leggenda del generale russo, mostra intere strade mascherate con la riproduzione grafica di reali architetture. Lo spettatore ha così accesso a un mondo di falsi e scenografie che chiamano in causa le assurde aberrazioni della nostra società contemporanea. Qui si trova “Costruire, 2018”, installazione ambientale in divenire a tecnica mista di Marco Neri. Un corpo scultoreo che, nella propria evoluzione, allude alla progressiva urbanizzazione del paesaggio reale. È il primo dei quattro interventi artistici site specific in mostra a PhEST e organizzati in collaborazione con CRAC PUGLIA | Centro Ricerca Arte Contemporanea di Taranto, con la curatela di Roberto Lacarbonara.
Si arriva quindi a Palazzo Palmieri, dove ci sarà un concentrato di ben dieci mostre selezionate da Troilo e Rinaldo e tre realizzate in collaborazione con PhEST. Iniziamo da queste ultime che si trovano al pianterreno. Nella stanza sulla sinistra ci sarà “Approdi” di F.project centro di formazione e ricerca sulla fotografia e l’immagine contemporanea a cura di Roberta Fiorito e Maria Pansini con l’allestimento video a cura di Nico Murri. Una ricerca visiva a più mani che ha come focus il Porto di Bari: quattro chilometri di costa che vanno dal vecchio molo San Nicola, all’ingresso del centro storico, al porto nuovo. Una infrastruttura marittima d’eccellenza che ha da sempre fatto della città un ponte fondamentale verso Oriente. Ciascuno dei giovani autori, sia in maniera collettiva che personale, ha raccontato una sfaccettatura di un luogo fatto di grandi spazi, angoli più remoti – come nel caso del vecchio acquario – e poi i pescatori della darsena, i turisti, i pendolari da est a ovest, per restituirne un affresco contemporaneo e sfaccettato di un luogo cardine per la città. “Approdi” è stato realizzato da un gruppo di studenti del secondo anno coordinati dalla docente e fotografa Maria Pansini e dal fotografo dell’Agenzia VII Stefano De Luigi.

Sempre al piano terra del Palazzo si trovano “Call of Beauty”, un progetto fotografico di Nicolò Tauro per PhEST su idea della urban spa Beautique di Bari e Mila Uffici Stampa in collaborazione con la cooperativa Auxilium che gestisce il Cara di Palese e la rete Sprar di Bitonto. In mostra ritratti di donne. Madri, mogli, figlie, tutte richiedenti asilo politico, più una mediatrice culturale, che rappresentano la babele della bellezza. Donne che hanno sfidato il mare per raggiungere la nostra terra portando con sé non solo gli orrori che le hanno costrette a scappare, ma anche le proprie tradizioni. Un passato difficile si trasforma in storie di rinascita attraverso la riscoperta della propria femminilità. E infine “Puglia delle meraviglie”, una mostra di etichette di artisti realizzate con illustrazioni di Chiara Dattola, Valeria Petrone, Giordano Poloni e Lorenzo Tomacelli per il rosé Calafuria di Tormaresca. Un modo creativo per raccontare un vino è raccontare la terra da cui nasce con immagini talvolta divertenti, talvolta poetiche, sicuramente tutte unite dalla voglia di rappresentare la Puglia.
Si sale quindi ai due piani superiori di Palazzo Palmieri per le dieci mostre cuore dell’esposizione. Passeggiando per le sale del primo piano e del piano nobile dello storico palazzo monopolitano, i visitatori incontreranno: Patrick Willocq con il suoMy Story is a Story of Hope”: la storia umana di due comunità, una francese e l’altra di richiedenti asilo, costrette, loro malgrado, a convivere. 950 abitanti locali e 50 rifugiati vivono insieme a Saint-Martory in Francia. Questa convivenza imposta dal governo nell’estate del 2016 ha ispirato Willocq a creare questo ambizioso progetto artistico che, con un profondo significato politico, mostra come gli abitanti accolgono o respingono i rifugiati. Con i protagonisti come attori di sé stessi, viene offerto al pubblico un messaggio che va oltre gli stereotipi trasmessi dai mass media. Il progetto Hotel Marinum: di Alex Majoli ripercorre invece i porti del mondo. Porto inteso come luogo di transizione, come momento accaduto, come vita che scorre. È lo spazio di chi vive di fronte al mare, sempre pronto a partire, a scappare. “Hotel Marinum” è uno spazio di passaggio, di incontri, di incroci, è un porto che assomiglia a se stesso e a tutti gli altri porti del mondo. Non ha un nome, non ha una precisa localizzazione, se non quella di trovarsi di fronte al mare. La pluripremiata artista inglese Mandy Barker con Soup, da sempre interessata all’ambiente e alle dinamiche globali che ne causano il deterioramento, realizza serie fotografiche concentrate sui rifiuti plastici che soffocano gli oceani del mondo e mettono in grave pericolo l’ecosistema marino. A PhEst porta un progetto fotografico che include immagini esteticamente attraenti ma profondamente inquietanti una volta messa a fuoco la tematica. La sua è una denuncia contro l’inquinamento attraverso queste composizioni visive realizzate con detriti di materiale plastico di uso comune disperso negli oceani e raccolto in varie spiagge del mondo. La serie X-Ray Vision vs. Invisibility” di Noelle Mason è un progetto sugli effetti fenomenologici delle tecnologie visive nella percezione dei migranti clandestini. La serie trasforma in oggetti le immagini fatte a scopo di sorveglianza al confine USA/Messico, le decontestualizza, rendendole opere d’arte. È un pugno nello stomaco che vuole far riflettere il visitatore sulle dinamiche politiche e sociali di stampo neocoloniale tuttora esistenti. Si prosegue ancora con Federico Winer e la suaUltradistancia”: una ricerca in cui l’artista argentino prende il via dalla fascinazione per le mappe, rivelatrici della curiosità umana verso il mondo. A partire da immagini satellitari di Google Earth, Winer crea dei tableaux in cui forme geometriche e colori portano l’osservatore fuori dal mondo e poi di nuovo all’interno. Il mouse è il pennello attraverso il quale l’artista seleziona e crea un paesaggio, una Geografia Estetica che ci affascina per la sua bellezza e immensità, e allo stesso tempo ci riporta a una dimensione umana, riconoscibile, nostra. Che ci fa vedere il mondo con occhi diversi. Giro di boa con Davide Monteleone e il suoA Modern Odyssey”, progetto realizzato durante una traversata a bordo della nave da trasporto Nordic Odyssey, che trasportava 70.000 tonnellate di ferro grezzo dalla città portuale russa Murmansk. Un viaggio dentro a sé stessi che ci porta a riflettere sul senso del viaggio e del desiderio di viaggiare. Quell’inquietudine così ben descritta da Fernando Pessoa che, dalla sua nativa Lisbona, ha raggiunto tutte le mete possibili senza mai aver fatto un viaggio.

Il Collettivo Azimut, costituito da artisti che ormai da tre anni indagano la questione della migrazione dei profughi mediorientali, nato sotto l’egida di Fondazione Fotografia Moderna, presenta a PhEST il suo lavoro di ricerca attraverso l’installazione “Today, tomorrow and the day after tomorrow(2018) e il video a tre canali “Untitled(2016).

Il giro a Palazzo Palmieri si chiude con le ultime tre installazioni di arte contemporanea in collaborazione con Crac Puglia. Sono “Dimore 2011 – 2018” dell’artista barese Francesco Schiavulli, lavoro che definisce l’unità minima di esistenza e lo spazio di movimento di uomini privati della propria libertà, come i migranti che cercano di ridefinire la propria identità a partire dalla ricerca di un luogo di vita, di una “dimora”. L’opera di Francesco Strabone “Mai, 2018” si compone di una imbarcazione sulla quale l’artista brindisino depone un cumulo di ossa scolpite in gesso e argilla alludendo ai tragici eventi migratori in forma votiva. La sala che ospita il relitto diviene luogo di meditazione e mistero. E ancora “Gradi di vergogna, 2018” di Dario Agrimi: le recenti vicende migratorie nel Mediterraneo sono ricordate dalle otto vasche metalliche piene di olio nero che rimandano alla fredda serialità del conteggio dei corpi ritrovati in mare e dei feretri disposti di fronte allo sguardo impassibile dell’osservatore.

«Porti e foto di famiglia: è attraverso questi macrotemi paralleli che si compiono i due viaggi di quest’anno. Temi e viaggi che non mancano di incrociarsi in più di un’occasione – spiega Giovanni Troilo, direttore artistico di PhEST -. Il porto deve la sua eccezionalità all’essere un luogo che non è più qualcosa e non già qualcos’altro, uno spazio neutro sospeso che pone in relazione, che unisce luoghi, culture, immaginari lontani. E se Edoardo Delille, con il suo lavoro in residenza nei porti di Bari e Brindisi, prova giocosamente a riportare luogo e parola sullo stesso piano di neutralità in un momento in cui quella neutralità sembra smarrita, molti dei lavori raccontano i porti come miraggio, come un nuovo luogo in cui si consuma la fragilità politica contemporanea, definendo un nuovo spazio di eccezione. Questo racconto – prosegue – si compie in tra atti, parte dalla etno-fiction di Willocq che esplora il mondo apparentemente noto, ma di fatto inedito della relazione di una piccola comunità costretta ad accogliere alcuni richiedenti asilo e giunge al racconto della nuda vita, radiografata da Noelle Mason che descrive l’oggettiva sospensione dei migranti in transito e pone il porto come nuovo paradigma della bio-politica e la figura del rifugiato come elemento di crisi della finzione contemporanea della sovranità moderna. Il secondo macrotema si sviluppa intorno al soggetto fluido del passato – continua ancora -. Il passato viene modificato continuamente dallo sguardo del presente. E così grazie ad un lungo lavoro fatto con gli abitanti di Monopoli e all’intervento di Leo & Pipo, duo di street art francese, le figure del passato escono dagli album di famiglia e invadono il centro storico di Monopoli. Passeggiano per i vicoli, escono dalle case, sostano lungo le pareti. In questa osmosi, lo sguardo vivo di queste figure del passato arriva a ricordarci chi eravamo, per capire meglio chi siamo e chi dobbiamo essere. Questi due temi, porti e archivi si incrociano in vari passaggi, come nella mostra di Pino Pascali con la sua serie inedite di fotografie in cui indaga il porto e il mare, ma si incontrano definitivamente sul lungomare della città vecchia, in cui la scritta abbagliante See Beyond the See inviterà i visitatori ad avvicinarsi ad una serie di cannocchiali gialli puntati verso il mare per scoprire un paesaggio inatteso in cui spazio e tempo si sospendono e si annullano per un istante».

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LE DICHIARAZIONI IN CONFERENZA STAMPA

«I lavori in mostra alla terza edizione di PhEST, festival di fotografie a arte a Monopoli, ci interrogano sul mondo in cui viviamo. Ci pongono di fronte a questioni dure, a volte inaccettabili. Puntano il dito verso situazioni che a volte non vogliamo vedere. Ci mostrano cose meravigliose che diamo per scontato. È la forza delle immagini che rende la fotografia così potente e importante – dichiara Arianna Rinaldo, responsabile della curatela fotografica del Festival -. A PhEST proponiamo 21 mostre che spaziano dal tema, caldo ai giorni nostri, dei porti all’affascinante ricchezza dell’album familiare. Mettiamo in luce quello che ci unisce come umanità e quello che ci distingue come essere umani unici. Il Mediterraneo è il nostro punto di partenza e da qui, dalla Puglia, Edoardo Delille ci porta a ripensare al porto per quello che è e sempre sarà: un luogo di incontri, di passaggio, di ricchezza umana e vitalità – prosegue -. Sempre dalla Puglia parte la raccolta ALBUM -Archivio di Famiglia per non perdere il legame con chi siamo, nell’intento di dare un valore al prezioso patrimonio famigliare e amatoriale. Ci interroghiamo sull’accoglienza ai rifugiati con i tableaux di Patrick Willocq, e meditiamo sullo sfruttamento dei migranti proprio nella nostra terra con le immagini evocative di Alessia Rollo. Guardiamo il mondo dall’alto con le composizioni satellitari di Federico Winer che ci propone di guardare il nostro mondo da un’altra prospettiva e, grazie a Mandy Barker, osserviamo da vicino gli oceani, invasi dalle plastiche del nostro “progresso”. Ogni sguardo è unico – conclude -, ma le immagini non sono mai neutrali. Le fotografie rappresentano sempre un punto di vista, con il quale possiamo essere d’accordo o no. L’importante è dare spazio al confronto e alla conversazione».

«Con la terza edizione di PhEST la fotografia e l’arte contemporanea dialogano alla costruzione di veri e propri ambienti, contesti visuali immersivi dove l’osservatore è pienamente al centro della riflessione sui temi culturali e sui processi estetici – aggiunge Roberto Lacarbonara, responsabile della curatela artistica -. Gli artisti presenti a Palazzo Palmieri – Agrimi, Schiavulli e Strabone – offrono una lettura emotiva e drammatica dei fenomeni di transito e morte nel Mediterraneo, alludendo alle forme più feroci di emarginazione e sfruttamento dei migranti. La scelta di Marco Neri, invece, nel dialogo scenografico e corale con Gregor Sailer, è un incontro tra la storia e la leggenda, tra la verità e la sua costruzione retorica: una città-assemblaggio fatta di vecchie scatole in legno, metafora della inarrestabile gentrizzazione urbana, accanto alle finzioni architettoniche del Villaggio Potëmkin, dove un mondo di cartone e cartapesta doveva servire, sul finire del Settecento, a mostrare la felicità e leggerezza di una terra in piena carestia e decadenza».

«Tre anni fa abbiamo conosciuto PhEST e ce ne siamo innamorati attivando in questi anni diverse collaborazioni tra cui la trasposizione degli ulivi di Alejandro Chiaskelberg a Mosca lo scorso inverno – racconta Alfredo de Liguori, responsabile marketing Puglia Promozione -. Ma quello che ho nel cuore di PhEST è la mostra di Piero Martinello Neptune gladiators dedicata ai volti dei pescatori monopoltani che ha fatto nascere una grande empatia tra la città e il Festival. Da qui è nato il #wewereinpuglia per raccontare alle nuove generazioni chi eravamo, e chi siamo mantenendo un collegamento sempre vivo con il passato e con chi abita le nostre città, valore aggiunto del territorio. Sono i cittadini, infatti, a fare le destinazioni turistiche e chi viaggia in Puglia oltre le sue bellezze vuole incontrare i pugliesi».

«Il più grande merito di PhEst è quello di provocare. Noi vogliamo che le nostre città si interroghino e producano riflessioni sulle loro origini, ambendo a costruire il loro sviluppo con un piano di coinvolgimento e produzione. PhEST non è solo una bella immagine della creatività e dell’arte della Puglia. È anche e soprattutto un evento di vera produzione culturale. La scelta di temi, luoghi, la commistione tra le arti fa riflettere e aiuta a generare un circuito virtuoso – sono le parole dell’assessore regionale all’Industria Tursitica e Culturale Loredana Capone -. Phest non è solo una mostra, sono tante mostre che entrano nei luoghi, li fanno vivere e segnano una connessione con le persone del territorio, tale da valorizzare quello che quel luogo offre. Stiamo puntando sulle destinazioni turistiche che stanno emergendo in Puglia: Monopoli è una di queste e stiamo recuperando insieme una strategia che non sia solo “vieni a vedere la puglia”, ma che ci veda impegnati per una accoglienza di qualità. Ed è così che noi vogliamo presentarci, storia e identità del territorio».

«Anche quest’anno l’amministrazione comunale di Monopoli insieme alla Regione Puglia ha voluto chiudere l’estate e aprire l’autunno con PhEST – ha dichiarato il sindaco di Monopoli, Angelo Annese -. Il tema scelto quest’anno è quello dei porti e la storia della nostra città è legata ad esso quale porta sul Mediterraneo. Già in questi giorni le foto apparse sui muri del centro storico hanno incuriosito. Una mostra che inorgoglisce i monopolitani perché anche i luoghi meno conosciuti sono al centro di questo itinerario espositivo fatto di foto dei nostri avi».

Informazioni utili

ORARI APERTURA dal 7 al 30 settembre

10-13 / 16-20

ORARI APERTURA dal 1 ottobre al 4 novembre 

10-13 / 16-19

Sempre chiuso il lunedì

BIGLIETTERIA
Biglietto per tutte le esposizioni valido fino al 4 novembre 2018

Intero: 8 euro

Ridotto: 5 euro*

*Riduzione valida per gruppi di 10 persone paganti; studenti; soci FIAF; partecipanti alla call #WEWEREINPUGLIA; soci Mondopolitani; residenti del comune di Monopoli.

Scolaresche: 3 euro per ogni studente comprensivo di accesso a tutte le mostre e visita guidata. Prenotazione via mail a: info@phest.it

Ingresso gratuito per bambini under 14 anni e giornalisti dietro presentazione del tesserino, previo contatto con ufficio stampa: info@milaufficistampa.it

 

Patrocini
Regione Puglia, Comune di Monopoli, Puglia Promozione, MIBACT – Anno Europeo del Patrimonio Culturale, Ministero della Cultura Albanese, Apulia Film Commission, Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale.

 

PROGRAMMA GIORNATE INAUGURALI

Giovedì 6 settembre

18 | Palazzo Palmieri

Inaugurazione PhEST – See Beyond the Sea. Terza edizione del festival internazionale di fotografia e arte sul Mediterraneo. Interverranno: le autorità del Comune di Monopoli, Giovanni Troilo (direzione artistica), Arianna Rinaldo (curatela fotografica), Roberto Lacarbonara (curatela arte contemporanea), relazioni istituzionali e partner.

A seguire aperitivo con vino offerto da Tormaresca.

19 | Palazzo Palmieri

Aperto per visitare le mostre

20 | Castello Carlo V

Aperto per visitare le mostre

20 | Castello Carlo V – Molo Margherita

Performance Dimore, 2011-2018 di Francesco Schiavulli

22 | Piazza Palmieri

DJ Set in collaborazione con BassCulture

 

Venerdì 7 settembre

VISITE GUIDATE CON GLI ARTISTI

10.30 | Palazzo Palmieri

Visita guidata con Francesco Strabone

11.30 | Palazzo Palmieri

Visita guidata con Daniele Ferrero (Collettivo Azimut)

12.30 | Palazzo Palmieri

Visita guidata con Alex Majoli

LETTURE PORTFOLIO

15 – 18 | Palazzo Palmieri (piano terra)

Letture portfolio gratuite (iscrizioni aperte in loco alle 14.30)

 

TALK

Palazzo Palmieri (androne)

16 | Talk sul tema delle migrazioni con Daniele Ferrero e Alessia Rollo

17 | Lucjan Bedeni, Direttore del Museo Marubi di Scutari, e Lek Gjeloshi, curatore della collezione Museo, sul tema dell’Archivio e della mostra “Le due strade” di Idromeno Kolë

PROIEZIONI SERALI

 

Palazzo Palmieri (androne)

20 | Proiezione film “Se lasciassi il mio paese” di Maria Pia Bernardoni e Patrick Willocq

20.30 | Proiezione di un film selezionato da PhEST

 

CONCERTO

Piazza Vittorio Emanuele II

21 | Concerto di Nina Zilli in collaborazione con Costa dei Trulli Festival e BassCulture

 

 

Sabato 8 settembre

LETTURE PORTFOLIO

Palazzo Palmieri (piano terra)

10-13 | Letture portfolio gratuite (iscrizioni aperte in loco alle 9.30)

 

 

 

VISITE GUIDATE

10.30 | Muraglia di Porta Vecchia

Visita guidata con Alessia Rollo

11.30 | Mura di Castello Carlo V

Visita guidata con Edoardo Delille

TALK E INCONTRI

 

Palazzo Palmieri (androne)

15.30 | Talk con Maria Pia Bernardoni (LagosPhoto) sul progetto di Patrick Willocq

16.30 | Francesca Spiller presenta Camera – Centro Italiano per la Fotografia

17.30 | Talk con Antonio Frugis e Roberto Lacarbonara – “Pino Pascali – Forme del mare”

18.30 | Talk e visita guidata con Marco Neri e Roberto Lacarbonara sul tema “Costruire”

CONCERTI E PROIEZIONI SERALI

 

Porto Vecchio

19 | Paesaggi sonori di Lunar Soundscapes dal peschereccio

 

Largo Castello

20 | Proiezione in esterni di progetti fotografici (LensCulture, Circulation(s), PHMuseum, LFI Magazine, #wewereinpuglia) e musica

Porto Vecchio

21 | Live dal peschereccio con DJ Khalab (Alias Raffaele Costantino DJ Radio2)

Domenica 9 settembre

 

Banchina Solfatara

21 | Concerto di Akua Naru in collaborazione con Costa dei Trulli Festival e BassCulture