La presentazione del libro ha aperto un importante momento di riflessione sul ruolo della donna

Nell’ambito dell’iniziativa intitolata “Dillo con una Mimosa 2^ edizione. Terra Donna Terra Madre” organizzata in occasione della Giornata Internazionale della Donna dalle associazioni Progetto Donna e Trame con il patrocinio del Comune di Monopoli e in collaborazione del Liceo Artistico “L. Russo”, dell’I.I.S.S. ” Vito Sante Longo” di Monopoli e l’I.I.S.S. “Caramia-Gigante” di Locorotondo allo scopo di creare consapevolezza sulle tematiche femminili, ieri pomeriggio, l’autrice Enrica Simonetti è stata ospite della Biblioteca Civica “Prospero Rendella” di Monopoli per presentare il suo libro “Morire come schiavi. La storia di Paola Clemente nell’inferno del caporalato”, aprendo un importante momento di riflessione sul ruolo della donna.

D’altronde, la seconda edizione del progetto è incentrata sul tema della donna nell’agricoltura e nell’impresa agricola.

IL LIBRO
Paola Clemente è morta a quarantanove anni nei campi di Andria in un’estate piena di sole, sotto una cappa di silenzi e omertà che ha permesso a qualcuno di utilizzare le sue braccia per troppo tempo, con la ricompensa di due euro all’ora e nessun diritto. Paola. Ma anche molti altri: uomini e donne, braccianti stagionali sfruttati in modo vergognoso da caporali e mediatori capaci di produrre contratti fasulli. In questo viaggio on the road, o meglio in the fields, dal Gargano alla Calabria, si raccontano le storie di tante donne pugliesi, calabresi, lucane, di numerosi immigrati africani o rumeni, arrivati in Italia con la promessa di un lavoro sicuro. Chiamati per “fare l’acinino” ai grappoli d’uva, raccogliere pomodori, olive, arance, mandarini, per necessità sono costretti a condizioni di lavoro stremanti. La precarietà fa accettare di tutto. E se questo accade al Sud, non si può dire che il Nord sia indenne, perché non c’è una geografia dello sfruttamento e dove c’è una campagna o un cantiere, spesso si “assume” manodopera in questo modo. Chi ha una casa, dopo il lavoro può tornarci a dormire; chi non ce l’ha, vive in un ghetto ai margini di una città. Alcuni pagano persino per questa “ospitalità”. Alcuni – come a Rosarno o a Nardò – subiscono gli attacchi e tentano la rivolta, ma dopo pochi titoloni sui giornali e immagini in tv, tutto torna come prima. Queste pagine vogliono essere un viaggio sociale utile a scuotere le coscienze.

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