Uno dei luoghi della memoria più importanti di Puglia

Masseria Gigante, più comunemente conosciuta come la “Casa Rossa” per il suo caratteristico colore rosso (tipico delle masserie pugliesi per essere meno visibili dall’alto in caso di bombardamenti aerei), è tristemente ricordata per essere stata, alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, requisita dal Ministero dell’Interno per farne un campo di internamento, concentramento, transito, confino, prigionia, per profughi.

L’edificio in pietra che ha ospitato una Scuola Agraria (fondata alla fine dell’Ottocento per volere del sacerdote Francesco Gigante) e, subito dopo la Prima Guerra Mondiale ospitò i piccoli orfani di soldati caduti in battaglia (a cui venne garantita l’istruzione elementare), è situato in contrada Albero della Croce, nelle campagne alberobellesi, in una località di straordinario interesse per la sua posizione in un’area con testimonianze archeologiche (grotta Mozzone), con antichi tracciati viari (Conversano-Taranto), con una cava d’alabastro dismessa (materiale utilizzato per le colonne del Transatlantico a Palazzo di Montecitorio a Roma) e per essere stato antico punto di confine tra le Città di Taranto, Monopoli e Mottola (da ciò la presenza di grandi querce come strutture segnaletiche).

Isolata, facilmente vigilabile e lontana dai fronti di operazioni militari, la “Casa Rossa” fu uno dei campi di concentramento pugliesi in cui furono deportati cittadine e cittadini di tutta Europa, ma anche di altri continenti. Le persone internate, tra il 1940 ed il 1943, erano destinate ad Auschwitz e agli altri campi di concentramento.

Rappresenta perciò uno dei luoghi della memoria più importanti di Puglia, che ha destato la curiosità dei ricercatori del G.RI.P.TA. (Gruppo Ricerca Paranormale Taranto) guidato dal fondatore e Presidente Gianluca Zaccaria. Domenica scorsa, all’imbrunire, si sono perciò avventurati nella struttura abbandonata per condurre un’interessante indagine paranormale, che ha offerto non pochi riscontri.

È bastato avvicinarsi alla soglia di ingresso al collaboratore G.RI.P.TA Gennaro Roberto (studioso in campo esoterico) per avvertire uno stato d’animo di “dolore” generale. L’indagine è diventata così “interessante” sin dall’inizio: dopo aver fatto volare un drone all’esterno dell’edificio fatiscente, tutte e cinque le batterie dello stesso sarebbero state “disossate” non appena i ricercatori hanno varcato l’uscio. Gli aspetti più singolari tuttavia si sono registrati soltanto successivamente; tra le anomalie riscontrate sono da annoverare le interazioni con la torcia, l’accensione della luce del nostro operatore (sentitosi anche sfiorare alle spalle così come uno dei ricercatori) nel bel mezzo dell’indagine effettuata nel buio più totale e, con l’applicazione “Echo Vox”, ma non solo; si sono addirittura udite voci che dicevano: “siamo morti qui”, “siamo in tanti” e pare che sia addirittura emerso il nome di una delle presunte presenze: Fabio.

Insomma, un’indagine paranormale “interessante” sotto tutti gli aspetti in uno dei luoghi più suggestivi del nostro passato per non dimenticare gli orrori della Seconda Guerra Mondiale.

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