VIDEO/FOTO – Indagine paranormale 2018 del G.RI.P.TA al Castello Carlo V di Monopoli

Sulle tracce della Donna col Tamburo e di altre eventuali presenze


Nuova indagine paranormale al Castello Carlo V


La leggenda della “Donna col tamburo” continua a richiamare a Monopoli ricercatori provenienti da ogni dove.

L’ultima indagine paranormale effettuata nei meandri del cinquecentesco Castello Carlo V risale a domenica scorsa ed è stata condotta dall’Associazione culturale no profit G.RI.P.TA (Gruppo Ricerca Paranormale Taranto), operante in ambito culturale nella visita di luoghi misteriosi presumibilmente interessati da anomalie di carattere paranormale e guidata dal fondatore e Presidente avv. Gianluca Zaccaria.

Complici il buio ed il silenzio, si sono avvalsi di fotocamere infrarossi e full spectrum (comuni macchine fotografiche prive di filtro), di un rilevatore di campo elettromagnetico, sensori di movimento, una termo camera e registratori vocali messi nei punti nevralgici per effettuare rilievi volti a registrare eventuali anomalie. Ciò nonostante, contrariamente a quanto sarebbe emerso in precedenti indagini svolte in passato, nemmeno nella cosiddetta “fossa dei dannati” (luogo in cui venivano gettati i corpi dei condannati a morte) se ne sarebbero riscontrate, malgrado in altri luoghi invece sia già capitato ai ricercatori G.RI.P.TA.

LA LEGGENDA

La leggenda, che risale a diversi secoli fa, narra la storia di una dama (che risiederebbe all’interno delle sontuose sale del castello nei vani adiacenti alla Sala delle Armi), la quale percuoterebbe un tamburo creando “un suono ritmico e ben udibile”, probabilmente per richiamare e facilitare il rientro del marito pescatore allontanatosi via mare e mai più ritornato (vide risucchiare da un vortice l’imbarcazione sulla quale lavorava). Altre voci affermano, invece, di aver visto la donna apparire sul balconcino che si affaccia sul mare, mentre altre ancora fanno pensare alla sua volontà di spaventare le coppiette che si appartavano lungo la passeggiata dietro il castello, affinchè si preservasse la verginità femminile.

Fatto sta, che gli anziani monopolitani raccontano che per farli spaventare affinchè non andassero a giocare nei pressi del Castello nel tardo pomeriggio, le mamme spiegavano che sussisteva il pericolo di incontrare a’ “fémn cu’ tammùr”.

Questo slideshow richiede JavaScript.