La prigione bianca

Paola ed Anna Paola; 31 anni la prima, 28 la seconda. Non si conoscevano eppure hanno condiviso per anni lo stesso destino a pochi chilometri di distanza l’una (a Polignano a Mare) dall’altra (a Mola di Bari): vivere in una prigione bianca, costruita dai propri genitori per chissà quali irragionevoli motivi dettati dalla psiche umana.

Ciò nonostante, mentre per la povera Paola non c’è stato nulla da fare, la scorsa settimana, Anna Paola è stata liberata dai Carabinieri della Tenenza di Mola di Bari alle dipendenze della Compagnia dei Carabinieri di Monopoli guidata dal Comandante Cap. Emanuele d’Onofri. La 28enne viveva in un appartamento di una palazzina ubicata in pieno centro (che si affacciava sulla piazza principale di Mola) eppure, nei lunghi dieci anni in cui è rimasta segregata in casa, nessuno ha mai sospettato nulla sino a quando Giuseppe (vicino di casa), guardando “Pomeriggio Cinque”, ha avuto un’intuizione e tramite un amico ha denunciato i suoi sospetti, rivelatisi fondati.

Ben due casi, in Puglia, vicino a noi che dovrebbero farci riflettere sulla società odierna. Si avverte sempre una certa distanza da simili eventi sino a che non ne siamo coinvolti in prima persona. Forse, la responsabilità ricade su ognuno di noi, su come viviamo i rapporti interpersonali e su come ci rapportiamo agli altri. “Amerai il tuo prossimo come te stesso” non deve essere perciò soltanto uno dei dieci comandamenti da seguire, ma un monito a cui la nostra coscienza deve chiamarci. La chiave di lettura di questa vicenda deve essere quella di riuscire ad essere una comunità in grado di ascoltare e mai di giudicare.

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