Un “cubo magico” a Lama Monachile nella vicina Polignano a Mare

Gentile Direttore,
da qualche tempo a Polignano a Mare stanno realizzando un “cubo magico” in cemento armato, per la considerevole cifra di oltre 3.600.000 euro di fondi europei e regionali, in un anfratto della lama Monachile in adiacenza dell’antico viadotto borbonico. Il quale, all’epoca, fu edificato in tufo carparo adatto alla costruzione di alti piloni, sormontati da una serie di archi a tutto sesto, che a loro volta sorreggono una strada lastricata in chianche di pietra calcarea, che aveva la sola funzione di collegare il paese alla prossima città di Mola di Bari, mentre ora è diventato il centro della passeggiata domenicale dei visitatori.
Sembra che tale manufatto rischia di oltraggiare la visuale del vecchio e caratteristico viadotto che servirà, a detta dei tecnici, a depurare le acque piovane che scorrono lungo le strade della maggior parte del centro urbano che ora vanno a scaricarsi nell’alveo della lama e scorrere fino ad arrivare a inquinare la vicina battigia marina, la cui spiaggia è ormai presa d’assalto da chi predilige fare il bagno durante la stagione estiva utilizzando praticamente il fondo di un torrente.
Ovviamente la costruzione di una simile struttura sta procurando la formazione di due eserciti contro. Il primo lotta per il ripristino della originaria situazione dei luoghi perchè lo vede come un pugno nell’occhio, mentre il secondo combatte per il suo completamento perchè ne giustifica la funzione tecnico-depurativa. Come andrà a finire chi vivrà lo vedrà. Osservo come sia altamente commovente la salvaguardia di un pugno di bagnanti da parte della civica amministrazione quando si tratta di realizzare un’opera tanto visibile quanto inutile, giacchè mi domando: come faranno poi a canalizzare l’80% dell’acqua depurata senza rovinare il fondo della lama e l’area terminale della caletta. Costruiranno forse una tubazione sotterranea con sfocio sottomarino al largo? Con altri quattrini a carico dei contribuenti? Senza contare la fine che farebbe il restante 20% dei reflui inquinati che, naturalmente, con altri non quantificati alti costi di gestione delle necessarie apparecchiature di depurazione, andrebbero ovviamente ad “arricchire” le condotte della fogna nera e gli impianti di depurazione dell’AQP.
Riporto quanto sta succedendo nel più vicino paese, ricco di lame come il nostro, giacchè, circa un anno fa, il mio nipotino di quattro anni, amante dei trulli, dei treni e dei dinosauri, volle fare un giretto per andare a vedere la costa dei trulli di Polignano a Mare, nella speranza di trovare qualche traccia della presenza di un tirannosaurus rex. Tentò in lungo e in largo e rimase deluso ma con la grande soddisfazione di aver fatto un viaggetto in treno e per aver eseguito una serie di fotografie della lama per… “studiarla meglio”, disse. E quando sarà più grandicello andrà per davvero a scavare per cercare di trovare almeno… un osso, ha ridetto, che testimoniasse la presenza dei dinosauri nella lama Monachile di Polignano a Mare. Oggi i “grandi” invece pensano di farvi “altro”.
Franco Muolo

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