VIDEO/FOTO – Sant’Antonio Abate, grande partecipazione alla tradizionale benedizione degli animali

Venerata in Cattedrale, una sacra effigie del Patrono dei maiali e per estensione di tutti gli animali domestici e della stalla

Un appuntamento unico ed irrinunciabile per molti.

Il 17 gennaio ricorre la “festa degli animali”, una giornata a loro dedicata nella ricorrenza di sant’Antonio Abate, il Patrono dei maiali e per estensione di tutti gli animali domestici e della stalla.

Stasera si è rinnovata la tradizionale benedizione degli animali, impartita sul sagrato dal rettore uscente della Basilica Cattedrale “Maria SS della Madia” di Monopoli, nonchè Vicario zonale della Diocesi Conversano-Monopoli e Vescovo eletto della Diocesi di Tricarico, Mons. Giovanni Intini. Anche quest’anno, si è registrata una grande partecipazione; tanti, gli amici a quattro zampe presenti: in particolar modo cani e gatti, ma c’erano anche qualche criceto e coniglietto.

Per la solennità di sant’Antonio Abate, in Cattedrale, i fedeli hanno venerato la sacra effigie dell’illustre eremita, raffigurato con un maialino con la campanella, il bastone degli eremiti a forma di “t”, la “t” di “tau”, l’ultima lettera dell’alfabeto ebraico ed il fuoco.

Il maiale fu associato all’eremita egiziano perchè il suo grasso era utilizzato per curare l’ergotismo, meglio conosciuto come fuoco di sant’Antonio. Dopo il ritrovamento del suo sepolcro, infatti, fu costruita una chiesa a suo nome a Motte-Saint-Didier, dove affluivano folle di malati, soprattutto affetti da ergotismo canceroso (causato dall’avvelenamento di un fungo presente nella segale, usata per fare il pane). In seguito furono fondati, un ospedale e l’antico ordine ospedaliero degli ‘Antoniani’ a cui il Papa accordò il privilegio di allevare maiali per uso proprio e a spese della comunità, per cui i porcellini potevano circolare liberamente fra cortili e strade; nessuno li toccava se portavano una campanella di riconoscimento.

Secondo una leggenda popolare si narra inoltre che sant’Antonio si recò all’inferno, per contendere l’anima di alcuni morti al diavolo. Mentre il suo maialino, sgaiattolato dentro, creava scompiglio fra i demoni, lui accese col fuoco infernale il suo bastone a forma di “tau” e lo portò fuori insieme al maialino recuperato: donò il fuoco all’umanità, accendendo una catasta di legna.

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Il culto di Sant’Antonio Abate è infatti molto radicato in città. In una stretta viuzza del centro storico cittadino, da decenni, il Santo è ritratto in segno benedicente in mezzo agli animali. Si tratta di una fedele riproduzione dell’originaria tela che fu collocata dai monopolitani in segno di devozione e che accidentalmente si incendiò a causa della presenza di un cero votivo acceso.

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