Referendum costituzionale, Franco Muolo apre il dibattito


Federalismo si, federalismo no. La partita si gioca su questo: sostanzialmente, essere a favore o no dell’abolizione delle Regioni e degli enti locali, la cui esistenza é disciplinata dal Titolo V della Costituzione Italiana.
Ad aprire il dibattito sull’argomento, in vista dell’imminente referendum costituzionale, é il nostro affezionato lettore Franco Muolo con la seguente missiva:

 

Gentile Direttore,
si avvicina la “Santa Barbara” del 4 dicembre prossimo e si moltiplicano all’infinito dibattiti, incontri, riunioni e altre manifestazioni di esponenti di tutti i partiti politici, tendenti a spiegare ai futuri elettori perchè si deve votare “si” oppure “no” al prossimo referendum per la revisione della nostra Costituzione, promosso dal presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi. Dicono che se vince il “si” termina il cosiddetto bicameralismo perfetto, in vigore in Italia dal dopoguerra in poi, che è finito per creare ingorghi e ritardi nell’attività legislativa tra Camera e Senato. Al contrario, se dovesse prevalere il “no”, secondo alcuni succederebbe il caos, secondo altri non cambierebbe proprio niente perchè si avrebbe più tempo per rivedere la legge costituzionale per meglio adeguarla ai tempi moderni. Insomma, pare che quella data porti con sè una polveriera distruttiva in seno alla politica che regna indisturbata nel Bel Paese. A questo punto mi permetta di  fare una considerazione.
A giudicare per come hanno funzionato e per come funzionano generalmente tuttora le nostre amministrazioni regionali direi che, comunque vada l’esito referendario, sarebbe cosa buona e giusta abolire nel nostro Bel Paese tutte le Regioni e ripristinare tutte le Province. Perchè? Si potrebbe pensare che io sia ammattito, ma purtroppo debbo rilevare che tutti i guai in Italia sono cominciati proprio una quarantina d’anni fa, quando per legge dello Stato furono istituite le Regioni, guai che si sono ulteriormente moltiplicati da quando un anno fa sono state abolite le amministrazioni provinciali. Ossia da quando è entrata di prepotenza la politica nella scuola, nella sanitá e nella gestione delle più importanti opere pubbliche contagiando politicamente, da allora in poi, anche la tranquilla e operosa attività delle Province. In sintesi, dai primi anni Settanta in poi è cominciato il caos nelle istituzioni scolastiche, il caos negli ospedali, il caos nella realizzazione delle grandi opere pubbliche. A prescindere dalla dilagante corruzione e dai colossali imbrogli contrattuali che si verificano nella pubblica amministrazione in genere.
Sarei lieto se qualcuno mi dimostrasse il contrario!
Franco Muolo

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