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Lunedì, ore 12.04

La testimonianza di due alunne

 

 

 

 

 

Nei giorni scorsi, gli studenti del 1° Istituto Comprensivo  “Via Dieta – V. Sofo” di Monopoli sono stati impegnati con il campo scuola di Viggianello grazie ad un progetto MIUR.

A raccontarvi di quest’esperienza saranno due alunne, Ilaria e Rosalba.

 

LA 1^ TESTIMONIANZA

Sono una bambina che frequenta la classe quinta primaria dell’Istituto Comprensivo “Via Dieta- Sofo” e sono fortunata perché la nostra scuola offre un opportunità di formazione, come quella della gita a Viggianello! E’ stata una gita avventurosa e che permette l’acculturamento oltre al divertimento di tutti i bambini. Stare fuori casa per tre giorni mi spaventava ma appena arrivata a Viggianello, grazie all’aiuto dei docenti mi sono sentita più tranquilla. Ci siamo immersi in un mondo completamente naturale, era molto felice ma anche molto incuriosita dalla natura. Questa gita, ha arricchito il mio bagaglio culturale, facendomi divertire e stando a contatto diretto con la natura.

Ilaria


 LA 2^ TESTIMONIANZA

La nostra scuola, il 1° Istituto Comprensivo “ Via DietaSofo di Monopoli, ogni anno organizza vari progetti di ogni tipo, finalizzati alla formazione e all’apprendimento degli alunni.

Quest’anno, la Scuola ha aderito anche ad un Progetto che prevedeva delle attività a contatto con la natura, da svolgersi a Viggianello, un paese della Basilicata nel cuore del Pollino.

La mattina del 12 maggio mi svegliai super contenta; le mani mi tremavano, il sangue mi affluiva al cervello e non riuscivo a controllarmi; aprii la finestra velocemente e delle perle di sole accarezzavano il mio viso.

Mi preparai in fretta e furia cercando di non dimenticare nulla; mia madre correva per tutta la casa sistemando le ultime magliette e pantaloni. Tutto era pronto.

Ci mettemmo in macchina mentre guardavo il paese da un finestrino pensavo a come sarebbe andata questa esperienza; quasi non mi sembrava più una buona idea quella di partire e lasciare la mia città, ma mi detti forze e, mentre cercavo di immaginare come sarebbe andata questa avventura, già ci ritrovammo improvvisamente in pullman con lo zainetto nero sulle spalle, giubbottino blu e un cappello giallo. Sul volto di madre vedevo una dolce amarezza; mentre salutavamo i nostri genitori, sentii i rumori dei motori che si accendevano e il mio cuore faceva lo stesso suono accompagnato dal vociare confuso dei bambini .

Il viaggio era abbastanza lungo e dopo quasi 3 ore giungemmo a destinazione.

Scesi dal pullman e sentii sul mio viso dei diamanti d’acqua che mi baciavano.

Andammo a pranzare in un rifugio all’inizio del Parco Nazionale del Pollino e subito dopo facemmo una breve escursione per il bosco; si respirava un odore di muschio umido che era molto piacevole. Ritornammo in pullman e andammo a visitare la sorgente del fiume che circondava il parco, il fiume Mercure o Lao, da dove si ricava l’acqua San Benedetto. Eravamo finalmente arrivati alla meta, a Viggianello. Fin da subito capii che quello era un paesino molto tranquillo.

Vidi un insegna dove era scritto “Locanda di San Francesco”: era quello il nostro albergo. Sistemammo le valige in un angolo e ci preparammo per la cena; una volta conclusa, uscimmo tutti insiene con le maestre per visitare il Castello che ora è un albergo.

La mattina seguente fu un po’ difficile svegliarsi, ma con tanta buona volontà ci alzammo e andammo a fare colazione. Ci incamminammo verso il pullman mentre una dolce melodia di uccellini mi cullava dolcemente. Arrivammo in un parco dove dei ragazzi ci distribuirono delle tute in gomma per fare acquatrekking (percorrere il fiume) senza bagnarsi. Appena misi piede in acqua sentii che era gelida: la temperatura era infatti di 9 gradi! Nello specchio lucente intravedevo dei piccoli esserini neri che si muovevano, scoprii, con mia grande sorpresa, che erano dei girini e poi vidi delle simpatiche rane che “danzavano” ininterrottamente di qua’ e di la!

Tornati in albergo, abbiamo pranzato e ci siamo preparati per fare rafting che consiste nell’attraversare il fiume con dei gommoni. Gli organizzatori ci fecero indossare i giubbotti di salvataggio e casco e salimmo sulla canoa. Partimmo per l’avventura. Ci diedero una spcie di “remo” che serviva a far muovere l’imbarcazione, all’inizio ero molto impacciata e non sapevo di preciso cosa dovessi fare, ma con il trascorrere del tempo diventai molto più sciolt e vedevo l’ìacqua trasportata dalla corrente che faceva fare piccoli saltelli al gommone e che terminava con delle piccole cascate di cui io avevo po’ timore. Finito il viaggio eravamo inzuppati di acqua, ma stupiti e contentissimi per questa bella avventura.

Il giorno dopo era lultimo di questo fantastico viaggio e pensavo che dall’indomani sarebbe tutto tornato nella normalità, ma ora quello che importava era lasciarsi dietro nella camera la malinconia e portar con sé la gioia e l’allegria di avere la valigia piena di conoscenze nuove e di una fantastica esperienza.

Svuotammo la camera e dato che le condizioni meteo non ci permettevano di effettuare l’avvistamento dei cervi, abbiamo assistito ad una spiegazione su questi animali misteriosi.

Partimmo quindi per Policoro per una premiazione sulla spiaggia. Era l’ultima tappa e la malinconia iniziava a farsi sentire, ma era più forte il desiderio di tornare a casa, dove ci aspettavano i nostri genitori.

Io sono contenta di questo bellissimo viaggio perché mi ha fatto non solo conoscere nuovi luoghi, praticare nuovi sport, vedere nel loro habitat naturale animali e alberi ma, sicuramente,. Questa esperienza mi è sembrata molto costruttiva perché non solo ho imparato cose che non sapevo, ma sono diventata più autonoma e responsabile di me stessa; consiglierei ad ogni bambino di provare un’avventura simile.

Rosalba

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