Attacco del Comitato “No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili” al Premier Matteo Renzi

12967534_1682643115320511_4360416952462367651_o-(FILEminimizer)Martedì, ore 13:51

Silvia Russo tuona: “Nessuno tocchi il Governatore della Puglia al nostro fianco”

All’indomani del referendum del 17 aprile, il Comitato “No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili” sferra un duro attacco al Premier Matteo Renzi.     

LA NOTA

Quindici milioni di italiani sono andati alle urne, il 17 aprile, per un referendum sulle trivellazioni petrolifere che era, anche e non solo, un invito a riaprire una grande discussione nel Paese attorno al tema della Strategia Energetica Nazionale, che coinvolgesse i territori anziché decidere sulla loro testa.

Una discussione che non si voleva aprire perché troppo pericolosa. E che aveva costretto il Governo, pur di evitarla, ad accoglimenti frettolosi e a furbe elusioni in Legge di Stabilità. Risultato: i sei quesiti proposti dalle Regioni, che riguardavano tutta l’Italia, diventavano un quesito importante ma di portata minore, debellando la grande richiesta: quella dei territori di essere ascoltati.

Il risultato referendario, tuttavia, dimostra quanto sia grave e radicato lo scontro tra Stato e territori, in un conflitto che, dall’alto, pare non voglia essere sanato verso una nuova definizione di democrazia autoritaria e chiusa su se stessa.

Qualcosa è cambiato dopo il 17 aprile, qualcosa è cambiato dopo il 30 settembre 2015: i comitati sono riusciti a riaprire la discussione attorno alla questione energetica e a tirare con sé le Regioni e, con una maturità nuova, sono in grado di fare squadra e vigilare su concessioni scadute ma ancora operanti, piattaforme da smantellare, regole da rispettare.

La partita, dopo il voto consapevole di quindici milioni di italiani e l’astensione, per la maggior parte inconsapevole, di altri cittadini tirati a insaputa nella battaglia, non può finire qui.

Non può finire qui per chiunque voglia rappresentare degnamente una Regione. E chi governa da oltre un decennio la Puglia, chi in particolare ha raccolto il testimone in questo ultimo anno non è andato affatto oltre il proprio mandato. Anzi, lo ha ben rispettato e difficilmente potrà tornare indietro di fronte alla nuova sensibilità acquisita dai territori.

Non può finire qui per chi voglia rappresentare degnamente una comunità locale che su questo tema, diverse volte, si è espressa. E chiamata di nuovo, lo ha fatto ancor più convintamente di prima, senza esitazione alcuna.

Si è espressa la Puglia, si è espresso il sud-est barese, che ha registrato un’affluenza superiore alla stessa media pugliese. Si è espressa Monopoli, che con il 52,54% di affluenza (uno dei migliori dati nazionali, pari 21.249 votanti) ha superato di oltre il 10% l’affluenza registrata alle scorse regionali. Tradotto in numeri, 4.000 cittadini in più che si sono recati alle urne e che ancora oggi confermano come l’elettore, se bene informato, ha voglia di esprimersi e sa farlo nel reale interesse di tutti.

Presidente Matteo Renzi, le Regioni hanno interpretato la volontà dei territori. Non banalizzi il Referendum in uno scontro tra leader.”

Nessuno tocchi il Governatore della Puglia al nostro fianco.

 

Quindici milioni di italiani sono andati alle urne, il 17 aprile, per un referendum sulle trivellazioni petrolifere che era, anche e non solo, un invito a riaprire una grande discussione nel Paese attorno al tema della Strategia Energetica Nazionale, che coinvolgesse i territori anziché decidere sulla loro testa.

Una discussione che non si voleva aprire perché troppo pericolosa. E che aveva costretto il Governo, pur di evitarla, ad accoglimenti frettolosi e a furbe elusioni in Legge di Stabilità. Risultato: i sei quesiti proposti dalle Regioni, che riguardavano tutta l’Italia, diventavano un quesito importante ma di portata minore, debellando la grande richiesta: quella dei territori di essere ascoltati.

Il risultato referendario, tuttavia, dimostra quanto sia grave e radicato lo scontro tra Stato e territori, in un conflitto che, dall’alto, pare non voglia essere sanato verso una nuova definizione di democrazia autoritaria e chiusa su se stessa.

Qualcosa è cambiato dopo il 17 aprile, qualcosa è cambiato dopo il 30 settembre 2015: i comitati sono riusciti a riaprire la discussione attorno alla questione energetica e a tirare con sé le Regioni e, con una maturità nuova, sono in grado di fare squadra e vigilare su concessioni scadute ma ancora operanti, piattaforme da smantellare, regole da rispettare.

La partita, dopo il voto consapevole di quindici milioni di italiani e l’astensione, per la maggior parte inconsapevole, di altri cittadini tirati a insaputa nella battaglia, non può finire qui.

Non può finire qui per chiunque voglia rappresentare degnamente una Regione. E chi governa da oltre un decennio la Puglia, chi in particolare ha raccolto il testimone in questo ultimo anno non è andato affatto oltre il proprio mandato. Anzi, lo ha ben rispettato e difficilmente potrà tornare indietro di fronte alla nuova sensibilità acquisita dai territori.

Non può finire qui per chi voglia rappresentare degnamente una comunità locale che su questo tema, diverse volte, si è espressa. E chiamata di nuovo, lo ha fatto ancor più convintamente di prima, senza esitazione alcuna.

Si è espressa la Puglia, si è espresso il sud-est barese, che ha registrato un’affluenza superiore alla stessa media pugliese. Si è espressa Monopoli, che con il 52,54% di affluenza (uno dei migliori dati nazionali, pari 21.249 votanti) ha superato di oltre il 10% l’affluenza registrata alle scorse regionali. Tradotto in numeri, 4.000 cittadini in più che si sono recati alle urne e che ancora oggi confermano come l’elettore, se bene informato, ha voglia di esprimersi e sa farlo nel reale interesse di tutti.

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