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In quell’occasione, fu organizzato il rapimento di Aldo Moro

Trentotto lunghi anni dalla strage di via Fani, avvenuta il 16 marzo 1978, allorquando un commando delle Brigate Rosse organizzò il rapimento di Aldo Moro, il Presidente della Democrazia Cristiana. In quell’occasione morirono due carabinieri e tre poliziotti della scorta.

Soltanto il 9 maggio, però, il corpo del Presidente della DC fu ritrovato nel bagagliaio di una Renault 4 parcheggiata in via Caetani, una traversa di via delle Botteghe Oscure.

Chi era Aldo Moro…
(Fonte: www.9Maggio78.it)

Aldo Moro nacque il 23 settembre 1916 a Maglie, in provincia di Lecce. Conseguita la Maturità Classica al Liceo “Archita” di Taranto, si iscrisse presso l’Università degli studi di Bari alla Facoltà di Giurisprudenza e conseguì la laurea con una tesi su “La capacità giuridica penale”. Partecipò attivamente alla Federazione Universitaria Cattolica Italiana, di cui fu presidente nazionale nel periodo 1938-1941. Nel 1943 fondò a Bari il periodico “La Rassegna”, che venne stampato fino al 1945, anno in cui sposò Eleonora Chiavarelli, dalla quale ebbe quattro figli e divenne presidente del Movimento Laureati dell’Azione Cattolica e direttore della rivista “Studium”. Tra il 1943 ed il 1945 iniziò ad interessarsi di politica, guardando prima verso la componente della “destra” socialista e successivamente al costituendo movimento democristiano, aderendo alla componente dossettiana, la “sinistra DC”. Nel 1946 divenne vicepresidente della Democrazia Cristiana e fu eletto all’Assemblea Costituente, entrando a far parte della Commissione incaricata di redigere il testo costituzionale e, nel 1948, venne nominato sottosegretario agli esteri nel gabinetto De Gasperi. Divenne professore ordinario di diritto penale presso l’Università di Bari. Nel 1953 venne rieletto alla Camera e fu presidente del gruppo parlamentare democristiano; nel 1955 fu ministro di Grazia e Giustizia nel governo Segni e nel 1956 fu tra i primi eletti nel consiglio nazionale della DC durante il VI congresso nazionale del partito. Durante i governi Zoli e Fanfani ricoprì la carica di Ministro della Pubblica Istruzione, introducendo lo studio dell’educazione civica nelle scuole. Nel 1963 ottenne il trasferimento all’Università di Roma, in qualità di titolare della cattedra di Istituzioni di Diritto e Procedura penale presso la Facoltà di Scienze Politiche. Fino al 1968 ricoprì la carica di Presidente del Consiglio alla guida di governi di coalizione con il Partito Socialista Italiano insieme ai Socialdemocratici e ai Repubblicani.

Dal 1969 al 1974, assunse l’incarico di ministro degli Esteri, per divenire nuovamente Presidente del Consiglio fino al 1976, quando fu eletto Presidente del consiglio nazionale del partito. Fu uno dei leader politici che maggiormente prestarono attenzione al progetto del cosiddetto Compromesso storico di Enrico Berlinguer, che aveva proposto una innovativa alleanza politica fra Comunisti, Socialisti e Cattolici, in un momento di profonda crisi economica, sociale e politica in Italia. Nel 1978 Moro, presidente della Democrazia Cristiana, fu tra 98 coloro che individuarono una strada percorribile per un governo di “solidarietà nazionale” che includesse anche il PCI, sia pure senza ministri nella prima fase di attuazione. Il progetto politico si proponeva di arrivare ad una alternanza di governo che consentisse a tutte le formazioni popolari del Paese di far valere i propri progetti e programmi, per far sì che la rappresentanza della maggior parte dei cittadini avesse la possibilità di partecipare al governo del Paese. Il 16 marzo 1978, giorno della presentazione del nuovo governo, guidato da Giulio Andreotti, l’auto che trasportava Moro dall’abitazione alla Camera dei Deputati fu intercettata in via Fani da un commando delle Brigate Rosse, che assassinarono Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Francesco Zizzi, Giulio Rivera, Raffaele Jozzino, uomini della sua scorta.

Il presidente della Democrazia Cristiana venne sequestrato e tenuto prigioniero per 55 giorni, finchè venne ritrovato, cadavere, il 9 maggio nel cofano di una Renault 4 a Roma, in via Caetani, volutamente vicina sia a Piazza del Gesù, sede nazionale della Democrazia Cristiana e via delle Botteghe Oscure, dove era situata la sede nazionale del Partito Comunista Italiano.

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