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Martedi, ore 11:57

La rinascita di Pompei ed il ruolo della Contessa Farnararo

Al termine della breve permanenza nella parrocchia della SS Trinità in San Francesco da Paola, presso cui i monopolitani hanno potuto contemplarlo, nella tarda mattinata di domenica, il veneratissimo quadro della Madonna del Rosario di Pompei è partito da Monopoli per proseguire nel suo pellegrinaggio.

Si conclude così l’iniziativa intitolata “Missione mariana del Rosario di Pompei”, iniziata il 14 gennaio scorso con l’arrivo della sacra effige raffigurante la Vergine del Rosario con il Bambino seduto quasi come su di un trono sulle ginocchia, con ai lati San Domenico e Santa Caterina da Siena (tela ornata da una cornice di bronzo dorato contornata dai quindici misteri del Rosario dipinti da Vincenzo Paliotti) sul sagrato del Convento di San Francesco da Paola, all’interno del quale si sono tenuti una serie di appuntamenti religiosi. Per l’occasione, il Sindaco del Comune di Monopoli Ing. Emilio Romani aveva affidato le chiavi della città di Monopoli alla Madonna del Rosario di Pompei, alla presenza dell’Arcivescovo di Pompei Mons. Tommaso Caputo e del Padre Guardiano Fra’ Giuseppe Dimaggio.

D’altronde, due monopolitani, la Contessa Marianna Farnararo (alla quale la città di Monopoli intende intitolare una strada) ed il prof. Ludovico Pepe che dirigeva la tipografia pompeiana, si sono prodigati per la rinascita di Pompei, ma soprattutto per la costruzione del Santuario.

 MARIANNA FARNARARO (1836 – 1924) – La Contessa Marianna Farnararo vedova De Fusco in Longo è stata la cofondatrice dei Santuario di Pompei. Nata a Monopoli (BA), il 13 dicembre 1836, rimase orfana di padre all’età di dieci anni e fu mandata presso un istituto religioso, dove ricevette un’educazione morale e scolastica, volta principalmente alla pratica religiosa e al sociale, che influenzò in gran parte tutta la sua esistenza. Promessa sposa al Conte Albenzio De Fusco di Lettere, che sposerà nel 1852, Marianna si trasferì a Napoli con la madre e con il fratello Francesco. Dal matrimonio col conte Albenzio nacquero 5 figli. La Contessa De Fusco si fece molto apprezzare nell’ambiente nobiliare napoletano, dove coltivò numerose amicizie, dalle quali, in seguito, ricevette aiuti per la realizzazione delle opere pompeiane. Dopo dodici anni di matrimonio, rimase vedova e, tra le proprietà che ereditò dal defunto marito, c’era anche quella in Valle di Pompei, perla cui gestione chiese aiuto al giovane avvocato Bartolo Longo, conosciuto a casa di Caterina Volpicelli, la fondatrice delle “Ancelle del Sacro Cuore”, oggi beata. Assieme a lei si dedicò a numerose attività di beneficenza e ricevette lo scapolare di novizia dei Terzo Ordine del Sacro Cuore, avvicinandosi sempre più alla religione e alle pratiche di pietà. Quando Bartolo Longo, chiamato dalla Vergine a propagare il Rosario, cominciò la sua opera fondatrice trovò in Marianna un’abile, intelligente e preziosa collaboratrice. Insieme iniziarono un cammino di vita e di fede che li vide uniti e con un solo obiettivo: la cura delle anime dei contadini della Valle e la diffusione del culto mariano con la recita del Santo Rosario. Tutto questo però fece nascere calunnie e maldicenze attorno ai due, che, il 1° aprile 1885, su consiglio di Papa Leone XIII, si sposarono. Essi non si allontanarono più da Pompei e per cinquant’anni continuarono la loro opera al servizio della Chiesa e a favore degli ultimi e degli emarginati. La Contessa De Fusco, in particolare, sollecitò i suoi amici nobili napoletani ad offrire un “soldo al mese” per il nascente santuario ed ella stessa contribuì, con i suoi averi, alla costruzione del tempio. L’impegno al quale dedicò, però, tutta la sua esistenza è stato la diffusione del culto mariano. Il contributo specifico della De Fusco all’opera pompeiana fu, invece, la realizzazione dell’Orfanotrofio Femminile, inaugurato nel 1887, e l’amministrazione dei beni del Santuario, amministrazione “temporale”, dopo la cessione alla Santa Sede del Santuario e delle opere di Valle di Pompei. Le diverse opere realizzate dai coniugi Longo videro sempre un impegno diretto e particolare di Marianna Farnararo, riassunto nel suo “Pro Memoria – Cenni sulle origini del Santuario di Pompei”. Morì a Pompei il 9 febbraio 1924.

 


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