Vigilare sui territori per contrastare le trivellazioni

Mercoledì, ore 15:30

Documento del Comitato “No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili”

I segnali di vittoria, lanciati troppo presto in questi giorni, ci costringono ad un’importante opera di chiarezza. La battaglia dei comitati, dei movimenti, dei territori contro le trivellazioni petrolifere va avanti senza sosta, e gli emendamenti presentati (e approvati) dal Governo nella Legge di Stabilità rappresentano una parziale vittoria dal basso, ma probabilmente a tempo determinato rispetto agli obiettivi dei quesiti referendari.

Ciò che emerge è il rischio di una semplice “sospensiva” degli interessi in gioco e del quadro normativo del settore petrolifero, con l’obiettivo di restituire vantaggi nuovi e futuri per le compagnie petrolifere e del gas.

In sostanza, ciò che esce oggi dalla porta e con grandi clamori, rientrerà tra qualche mese dalla finestra.

Un dato è di straordinaria rilevanza: dopo il via libera dello scorso novembre della Corte di Cassazione, il Governo ha capito che il referendum era troppo rischioso ed ha studiato una strategia per indebolirlo immediatamente, anche a costo di rallentare qualche procedimento.

Ombrina Mare in Abruzzo ne è toccata significativamente, ma tra le istanze influenzate dagli emendamenti vi sarebbero anche Spectrum al Largo delle coste adriatiche e il progetto di Shell nel Golfo di Taranto. Un risultato importantissimo ottenuto dai comitati No Petrolio, ma nient’affatto definitivo.

La strategia, studiata a tavolino con i Ministeri competenti, comprende una parte degli obiettivi posti dai quesiti referendari, tra l’altro con una serie importante di riserve peggiorative e, soprattutto, senza quel peso specifico che le abrogazioni per via referendaria avrebbero assicurato.

Sono previsti:

  • il ripristino del limite delle 12 miglia marine dalla costa per poter effettuare le trivellazioni ma, al momento, prevedendo esclusivamente una “sospensione” per i procedimenti già in corso (che potranno, dunque, essere “riaccesi” con una qualunque futura modifica normativa). Non è una novità, è la stessa logica applicata dal Decreto Sviluppo del 2012, che di fatto riapriva i procedimenti “sospesi” dal Decreto Prestigiacomo del 2010.
  • La possibilità di prolungare i titoli abilitativi già rilasciati (secondo la Legge del 1991) per la “durata della vita utile del giacimento”, di fatto evitando grattacapi di ogni tipo alle compagnie già in possesso di permessi per le trivellazioni, che potranno spremere i fondali fino all’ultima goccia
  • il reintegro di alcuni poteri alle Regioni ma, contestualmente, l’abolizione del Piano delle Aree (l’unica previsione sensata dello “Sblocca Italia”), che consentirà di valutare i permessi volta per volta, senza un’indicazione strategica nazionale delle attività da svolgere.

Anche questi emendamenti, tra l’altro, potranno essere stravolti completamente dalla Riforma del Titolo V della Costituzione che, nel prossimo autunno, potrebbe trasferire una serie di poteri, tra cui quello energetico, in capo esclusivamente allo Stato.

Così come configurato più che un dietrofront, quello del Governo sembra un atto di sabotaggio vero e proprio nei confronti del referendum.

Il 13 gennaio la Corte Costituzionale si riunirà per stabilire quali quesiti referendari sono, legislazione vigente alla mano, ancora in piedi.

Il referendum, una volta avviato l’iter per l’ammissibilità non è nella disponibilità di nessuno, e nessuno può eliminarlo.

Nei prossimi giorni, assieme ad altri comitati e movimenti, faremo un appello pubblico al Presidente Emiliano affinchè le Regioni non abbandonino la battaglia referendaria, così come chiesto dai territori e sancito all’unanimità nei consigli regionali.

Distrarsi ora è troppo pericoloso.

Silvia Russo
Portavoce Comitato “No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili”

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