Proposta l’intitolazione di quattro vie

Lunedì, ore 09:32

A S. Ten. Francesco Custodero, Gen. Oscar Laganà, Michele Viterbo e Marianna Farnararo. Scopriamo chi sono

Con l’approvazione della delibera da parte della Giunta Comunale riunitasi venerdì 9 ottobre, il Comune di Monopoli ha avviato l’iter per l’intitolazione di quattro strade cittadine.

In particolare è stata proposta l’intitolazione al S. Ten. Francesco Custodero della traversa di via Conchia che insiste nella Lottizzazione Borgonovo Fusillo e al Gen. Oscar Laganà della traversa di via Conchia che insiste nella Lottizzazione Convertini.

Inoltre, si è proceduto anche per due strade preesistenti fino ad oggi prive di intitolazione. La strada di collegamento (compreso sottopasso) tra Viale Aldo Moro e Viale Giacomo Puccini è stata intitolata a Michele Viterbo e la strada di collegamento tra la via Traiana e via Procaccia è stata intitolata a Marianna Farnararo.

Ora tutta la documentazione sarà inviata alla Prefettura di Bari che dovrà dare il via libera definitivo.

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SERGENTE TENENTE FRANCESCO CUSTODERO (1913-1943) – Francesco Custodero, nato a Monopoli il 14 agosto 1913, è deceduto il 3 ottobre 1943 nell’eccidio dell’isola greca di Kos insieme con altri 102 ufficiali del 10° Reggimento fanteria “Regina”. Aveva 30 anni quando fu ucciso ed il suo riconoscimento avvenne tramite una catenina d’oro. Nell’ottobre del ’43 si trovava a Kos sotto il comando del colonnello Felice Leggio. Tutti i 103 sottufficiali italiani furono giudicati traditori e per questo condannati a morte.

Mesi dopo il tragico evento in otto fosse comuni vennero ritrovati 66 corpi, dei quali solo 42 furono riconosciuti. Oggi quelle salme si trovano all’Ossario Militare d’Oltremare di Bari. I resti degli altri 37 ufficiali sono mai stati rinvenuti nell’estate del 2015.

OSCAR LAGANÀ (1922- 2005) – Oscar Laganà, primogenito dei nove figli del 1^ Capitano dei Carabinieri Reali Bruno Laganà e della nobildonna Adelina Manfridi; è nato a Monopoli (Bari) il 10 luglio 1922 e, dopo aver seguito sempre con successo il “Corsus bonorum” dalla Scuola Militare alla Scuola di Guerra di Ròma, fregiandosi anche del distintivo di Guerra di Liberazione, istituito con Decreto del Presidente della Repubblica 17 novembre 1948, n.1590, e successive modificazioni, e con l’apposizione sul relativo nastrino di n.1 stelletta corrispondente all’anno 1944, e della decorazione della Croce d’Oro per anzianità di servizio del 17 giugno 1964, e del titolo di Cavaliere al “Merito della Repubblica Italiana” del 2 giugno 1967, della Medaglia di Benemerenza di Volontario di Guerra dopo l’Armistizio del. settembre 1943 per essersi trasferito dai territori controllati dai tedeschi a quelli liberati per pomi al servizio del .governo nazionale,  partecipando anche dall’8 al 10 settembre 1943 alle operazioni di guerra svoltesi contro i :tedeschi coni .Reparti. Allievi del 125^ Corso della Regia Accademia di Artiglieria e Genio in Lucca, è stato sempre promosso per le sue ben riconosciute capacità ai vari gradi .di ufficiale fino a quello di Generale di Brigata in servizio permanente effettivo. Gli è stato conferito poi il grado di Generale di Divisione ed infine quello di Generale di Corpo d’Amata, ai sensi della Legge 6 novembre 1990, n. 325.

Era legatissimo a Monopoli e alla sua famiglia d’origine e, quando poteva, era felicissimo di ritornare nella sua città natale che egli tanto amava. È deceduto nel Comune di Udine il 22 aprile 2005. Per sua espressa volontà, i funerali si sono svolti a Monopoli presso la Cappella dei Caduti del locale Cimitero e i suoi resti mortali riposano nella cappella di famiglia.

MICHELE VITERBO (1890 – 1973) – Michele Viterbo nasce a Castellana Grotte (BA) nell’ottobre 1890. A sedici anni scrive il primo articolo per il Corriere delle Puglie e nel 1909 fonda, con Alfredo Violante, la rivista Puglia Giovane. Durante la prima guerra mondiale è decorato con la Croce di guerra. Collabora con il Corriere delle Puglie – che diventerà in seguito La Gazzetta del Mezzogiorno – dall’ottobre del 1906 al luglio 1943 e, successivamente, con lo pseudonimo di “Peucezio”, dall’agosto del 1950 in poi, scrivendo circa 1.500 articoli soprattutto di carattere storico ed economico-sociale. Dal 1925 al 1929, per conto della Gazzetta e della Camera di Commercio Italo-Orientale, cura con Sante Cosentino la pagina quindicinale de La Gazzetta di Puglia intitolata “Le Vie dell’Oriente” e, dal 1926 al 1929, la Gazeta Shqiptare, edizione albanese del quotidiano di Bari, del quale, dal novembre 1933 al marzo 1940, sarà presidente del Consiglio di amministrazione. Nell’arco della sua vita Michele Viterbo collabora con circa ottanta testate (quotidiani, settimanali, riviste) e pubblica oltre settanta tra volumi e opuscoli. Tra le sue opere più note si cita “La Puglia e il suo Acquedotto”, medaglia d’oro del “Premio Mezzogiorno” nel 1954 (Laterza Ed. 1954, 1991, 2010). Alla fine del 1923 Michele Viterbo fonda l’Ente Pugliese di Cultura Popolare di cui è direttore generale sino al 1943. Nel gennaio 1924 si costituisce la Camera di Commercio Italo-Orientale di cui Viterbo è prima segretario generale, poi direttore generale e, dal 1929 al 1943, presidente. Nel maggio 1925 viene iscritto d’ufficio al Partito nazionale fascista dalla sezione di Castellana Grotte. È nominato dal 1927 regio Commissario e poi, dal 1929 al 1931, Preside della Provincia di Bari. Dal 1935 all’aprile 1943 ricopre la carica di Podestà di Bari. A questi anni sono legate le maggiori realizzazioni della città e della provincia di Bari. Alla caduta del fascismo anch’egli è sottoposto a severo scrutinio, il cui esito mette in risalto la sua dirittura morale e la correttezza della sua gestione. Tra i più anziani soci della Società di Storia Patria per la Puglia, ne ricopre, durante la guerra, la carica di presidente e negli ultimi anni quella di vice presidente. Dal luglio 1954, sino alla fine, è presidente del Comitato di Bari dell’Istituto per il Risorgimento italiano. Sotto la sua guida si svolgono importanti convegni che portano in Puglia studiosi da ogni parte d’Italia. Muore a Bari il 13 aprile 1973.

MARIANNA FARNARARO (1836 – 1924) – La Contessa Marianna Farnararo vedova De Fusco in Longo è stata la cofondatrice dei Santuario di Pompei. Nata a Monopoli (BA), il 13 dicembre 1836, rimase orfana di padre all’età di dieci anni e fu mandata presso un istituto religioso, dove ricevette un’educazione morale e scolastica, volta principalmente alla pratica religiosa e al sociale, che influenzò in gran parte tutta la sua esistenza. Promessa sposa al Conte Albenzio De Fusco di Lettere, che sposerà nel 1852, Marianna si trasferì a Napoli con la madre e con il fratello Francesco. Dal matrimonio col conte Albenzio nacquero 5 figli. La Contessa De Fusco si fece molto apprezzare nell’ambiente nobiliare napoletano, dove coltivò numerose amicizie, dalle quali, in seguito, ricevette aiuti per la realizzazione delle opere pompeiane. Dopo dodici anni di matrimonio, rimase vedova e, tra le proprietà che ereditò dal defunto marito, c’era anche quella in Valle di Pompei, perla cui gestione chiese aiuto al giovane avvocato Bartolo Longo, conosciuto a casa di Caterina Volpicelli, la fondatrice delle “Ancelle del Sacro Cuore”, oggi beata. Assieme a lei si dedicò a numerose attività di beneficenza e ricevette lo scapolare di novizia dei Terzo Ordine del Sacro Cuore, avvicinandosi sempre più alla religione e alle pratiche di pietà. Quando Bartolo Longo, chiamato dalla Vergine a propagare il Rosario, cominciò la sua opera fondatrice trovò in Marianna un’abile, intelligente e preziosa collaboratrice. Insieme iniziarono un cammino di vita e di fede che li vide uniti e con un solo obiettivo: la cura delle anime dei contadini della Valle e la diffusione del culto mariano con la recita del Santo Rosario. Tutto questo però fece nascere calunnie e maldicenze attorno ai due, che, il 1° aprile 1885, su consiglio di Papa Leone XIII, si sposarono. Essi non si allontanarono più da Pompei e per cinquant’anni continuarono la loro opera al servizio della Chiesa e a favore degli ultimi e degli emarginati. La Contessa De Fusco, in particolare, sollecitò i suoi amici nobili napoletani ad offrire un “soldo al mese” per il nascente santuario ed ella stessa contribuì, con i suoi averi, alla costruzione del tempio. L’impegno al quale dedicò, però, tutta la sua esistenza è stato la diffusione del culto mariano. Il contributo specifico della De Fusco all’opera pompeiana fu, invece, la realizzazione dell’Orfanotrofio Femminile, inaugurato nel 1887, e l’amministrazione dei beni del Santuario, amministrazione “temporale”, dopo la cessione alla Santa Sede del Santuario e delle opere di Valle di Pompei. Le diverse opere realizzate dai coniugi Longo videro sempre un impegno diretto e particolare di Marianna Farnararo, riassunto nel suo “Pro Memoria – Cenni sulle origini del Santuario di Pompei”. Morì a Pompei il 9 febbraio 1924.

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Redazione The Monopoli Times

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