VIDEO – Sgominato l’impero mafioso del clan “Strisciuglio”

Martedì, ore 08:17

Decine di arresti da stamane

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Dalle prime luci dell’alba, un blitz dei Carabinieri del Comando Provinciale di Bari è stato eseguito con decine di arresti a carico di esponenti del potente clan mafioso barese degli “STRISCIUGLIO”, in esecuzione di un ordinanza di custodia cautelare emessa del Giudice per le Indagini preliminari di Bari su richiesta della D.D.A. della Procura della Repubblica di Bari.

Colpo mortale inflitto dai carabinieri del Reparto Operativo di Bari all’impero del potente clan mafioso, ricostruiti anni di egemonia e di dominio in settori vitali dell’economia, primo fra tutti il settore edile locale, dove viene registrata la doppia imposizione del pizzo a imprenditori che pur di lavorare tranquilli hanno pagato sia gli “STRISCIUGLIO”, sia gli uomini del clan “DI COSOLA”, duramente colpito con i 62 arresti dell’operazione “Pilastro”, del 21 aprile scorso. Nessun cantiere era esentato, anche quello di una scuola elementare in costruzione nella zona di Palese è finito sotto estorsione.

Le documentate infiltrazioni nella tifoseria del Bari Calcio, evidenziano il tentativo dei clan d’infiltrarsi all’interno dello stadio San Nicola, come emerso anche in occasioni di recenti concerti musicali di artisti di fama nazionale.

Il clan usava i loculi del cimitero per nascondere armi munizioni: dietro la lapide di un ignaro professore morto nel 1962 trovate pistole e munizioni. Anche una micidiale bomba a mano tipo “ananas” nella disponibilità del clan, in grado di far saltare in aria un’abitazione o un negozio.

Ricostruite anche le dinamiche dei riti di affiliazione mutuati dalla camorra campana e bloccati dai fratelli STRISCIUGLIO perché ritenuti troppo pericolosi per la segretezza del clan. Infatti, il rito prevedeva che il nuovo giunto nel clan fosse presentato ufficialmente a tutti gli altri affiliati dal padrino, che lo annunciava: “Questo è un mio ragazzo”. Iniziava poi la carriera interna al clan con i “gradi di battesimo”, dopo il quarto grado si aveva facoltà di fondare un proprio clan. L’affiliazione garantiva economicamente la famiglia in caso di arresto dell’affiliato. I familiari ricevevano una somma mensile detta “spartenza”, ed era cosi che i capi, anche se in carcere, potevano garantire un alto tenore di vita alle famiglie, che potevano affrontare in modo sfarzoso grossi eventi, come un matrimonio.

Confermato anche in questa indagine il ruolo chiave di messaggere svolto dalle donne del clan, che aggiornavano i capi in carcere sulle dinamiche di affiliazione, riuscendo a far entrare nelle celle anche la droga.

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Redazione The Monopoli Times

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