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Mercoledì, ore 16:36

Un primo premio che riconosce l’impegno e lo studio per Rossana Lovecchio, alunna della V B del Liceo Scientifico di Monopoli. Il premio si inserisce nel concorso nazionale su “La Grande Guerra: onore a chi ha lottato per la libertà, la giustizia e la pace”, promosso dall’Istituto di Istruzione Secondaria Superiore “Francesco Calasso” di Lecce con il patrocinio della Regione Puglia, della Provincia di Lecce, della Città di Lecce e dell’Università del Salento, e l’autorizzazione del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca.

Il premio, è stato consegnato a Lecce nella sala convegni dell’Istituto “Calasso”, nel corso della commemorazione del centenario della Prima Guerra Mondiale. A consegnare il premio e l’assegno, il prof. Mario Biagio Portaccio, Dirigente Scolastico dell’Istituto di Istruzione Secondaria Superiore “F. Calasso” di Lecce.

All’evento hanno partecipato la dott.ssa Giuliana Perrotta, Prefetto della Provincia di Lecce, il Generale di Brigata Natalino Madeddu, Comandante Militare Esercito Puglia, il dott. Antonio Maria Gabellone, Presidente Provincia di Lecce, e l’avv. Carmen Tessitore Vice Sindaco di Lecce.

Alla cerimonia di premiazione sono stati presenti anche i genitori dell’alunna Rossana Lovecchio e il Dirigente Scolastico del Polo Liceale di Monopoli, prof. Martino Cazzorla.

“Il concorso sulla Grande Guerra – ci dice Rossana Lovecchio- è stata un’opportunità per celebrare il valore della memoria di eventi che sconvolsero la vita di milioni di persone in tutto il mondo.  È importante, infatti, recuperare il passato per poter aumentare la consapevolezza storica ed evitare in questo modo che si commettano gli stessi terribili errori. Con il passare delle generazioni è facile che gran parte della memoria vada perduta; è quindi necessario un impegno da ognuno di noi affinché il passato non sia dimenticato. Molte testimonianze di chi ha conosciuto coloro che hanno vissuto la prima guerra mondiale sono ancora con noi ed è dovere, soprattutto dei giovani, recuperarle il più possibile e farne tesoro. Nel mio testo ho cercato di ricreare, per quanto mi è stato possibile, la situazione sostenuta dai nostri nonni e bisnonni nelle trincee cento anni fa. Quei soldati, quei ragazzi, sono apparentemente così distanti dal nostro mondo eppure così umanamente simili a noi. Ricordare queste tragedie così inutili e deleterie è anche un modo affinché esse non si ripetano più”.

“Per noi è la conferma di un impegno e di un percorso di studio, compreso quello che abbiamo fatto da noi, a scuola – ci ha detto il Dirigente Scolastico del Polo Liceale, Martino Cazzorla – e in questo ringrazio tutti i docenti che hanno collaborato alla realizzazione degli incontri sulla Grande Guerra, ed in particolar modo i docenti Rosa Chiloiro e Pasquale Annese, nonché il prof. Antonio Bini e l’agente di Polizia Municipale, Pietro Pipoli, appassionato studioso e ricercatore di storia locale e collezionista di cimeli storici”. 

Di seguito si riportano i nomi dei vincitori:

VINCITORI AREA STORICO-SOCIALE:
1 ° CLASSIFICATO: Alunna Lovecchio Rosanna -LICEO SCIENTIFICO “G. GALILEI”-MONOPOLI”(BA)
2°CLASSIFICATO: Alunno Perrone Mattia : -LICEO CLASSICO “G. da Fiore”- Torano Castello – Rende (CS)
3° CLASSIFICATO: Alunno Brescia Gianluca -I.I.S.S.”F.Calasso” -LECCE.

VINCITORI AREA ARTISTICA E FIGURATIVA:
1°CLASSIFICATO: COMPLESSO SCOLASTICO INTERNAZIONALE “GIOVANNI PAOLO II-ISTITUTO PARITARIO” ROMA LIDO.
2°CLASSIFICATO:CLASSE IV^E “I.I.S.S. E.GIANNELLI”-PARABITA (LE).
3°CLASSIFICATO EX AEQUO: LICEO SCIENZE UMANE CONVITTO NAZIONALE “P.DIACONO” S.PIETRO AL NATISONE (UD).
3°CLASSIFICATO EX AEQUO: ALUNNA Gravili Sara 2^D ISTITUTO COMPRENSIVO “A.GALATEO” -LECCE.

Premi assegnati per ogni area:
300 euro 1° classificato
200 euro 2° classificato
100 euro 3° classificato

Considerata la notevole valenza e il grande pregio artistico e letterario delle centinaia di lavori pervenuti, e l’attenzione dimostrata dai numerosissimi docenti referenti degli Istituti partecipanti, il Dirigente Scolastico, prof. Mario Portaccio, su indicazione della Commissione di valutazione, ha rilasciato un attestato di merito ad alunni, docenti e Istituti scolastici.

Di seguito si riporta anche il testo primo classificato ed elaborato da Rossana Lovecchio:

ASPETTANDO IL FISCHIO

Diario dal fronte carsico

 

 

6 marzo 1917

5:36

La flebile luce dell’alba mi permette finalmente di poter riversare i miei pochi disperati pensieri su questo insulso pezzo di carta. Questo sole, farebbe meglio a non illuminare il paesaggio desolato che mi circonda, il fango, il sudiciume. Lo stretto fossato in cui siamo schiacciatil’uno contro l’altro è soffocante ed ha iniziato ad attirare grandi uccelli neri con il becco ricurvo alla ricerca della carne dei più fortunati. Li osserviamo mentre distendono le loro grandi ali nel vento gelido, vento che nel mio paese sarebbe già primaverile. Sentiamo le loro urla stridule, come se ridessero della nostra misera condizione di uomini quasi morti, uomini quasi cibo.

 

7:45

Non sarebbe dovuto andare così. Questa guerra, tanto acclamata e attesa, sarebbe dovuta essere un rapido e comodo mezzo per riprenderci Trento e Trieste, o almeno così ci volevano far credere. Ma sì, l’Italia ha bisogno di più energia, più movimento, più vitalità. Erano queste le parole. Vitalità. Viene quasi da ridere. E pensare che la “guerra giusta” sembrava essere la soluzione a tutti i problemi. In 28 anni di vita non mi sono mai sentito più ripugnato dalla mia ingenuità.

 

9:25

L’orologio segna ogni secondo che mi resta in meno da vivere, ogni secondo che mi separa dal momento in cui il comandante prenderà in mano quel fischietto, pronto per dare il via allo scontro con la morte. L’attesa si fa sentire. I ragazzini del mio battaglione non reggono; come si può d’altronde sopportare questa sensazione di sospensione nel vuoto, di totale incertezza e paura, nel pieno del suo significato?Non possono fare a meno di tremare a ogni cannonata, a ogni bomba che cade a meno di cinquecento metri da noi. La terra che vibra riesce a diffondere un’inquietudine che si impossessa fisicamente del corpo, che smuove la mente e lo stomaco.I miei compagni sono distrutti in tutti i modi in cui un uomo può essere distrutto, annientato, demolito, dalla furia devastatrice di questa pazza guerra. L’impotenza di non poterci salvare se non per un miracolo, per un colpo di fortuna, ci tormenta.

12:50

Siamo bestie. Pensiamo di distinguerci in qualche modo, ma non siamo altro che la peggiore fra le specie animali. La più crudele e insensata specie. Uccidere per non essere uccisi. Non per nutrirci, è molto diverso da “mangiare per non essere mangiati”. E’ una follia. Stiamo combattendo la battaglia di altri. Stiamo distruggendo le nostre famiglie mentre gli interessati se le godono. Qui siamo circondati da cadaveri. Ragazzi, uomini morti. Avevo appena iniziato a conoscere un mio compagno. Un “da dove vieni?”, “come ti chiami”, “chi ti aspetta a casa?”. Poche notizie, qualche stralcio di una vita come tutte le altre ma a suo modo diversa. Una moglie, due bambine così piccole che a malapena lo ricordano probabilmente. E tante, tante esperienze che solo lui ha vissuto, emozioni che solo lui ha provato, situazioni e immagini che solo lui ha osservato con quegli occhi che ora mi scrutano incessantemente dal suo corpo, dalla sua carne che poche ore fa mi faceva compagnia. Il mio amico sta marcendo sotto i miei occhi, come un’anticipazione del mio destino, della fine che sembra che raggiungerà ognuno di noi prima o poi. La sua è una vita che non sarà mai più raccontata, ripercorsa, compresa; chissà se lo è mai stata.I suoi occhi. I suoi grandi occhi sono sbarrati dal terrore che giunge nell’ultimo istante, dal dolore atroce che l’ha colto impreparato, strappandogli via tutto ciò che possedeva: il tempo. Sono proprio questi che mi parlano, mi urlano parole di sgomento e di terrore, “Sei salvo ma non per molto”.Attendendo il suono del fischietto, capisco il valore della vita.

 

15:56

La razione giornaliera oggi è stata non più misera del normale: qualche pezzo di pane duro in una vecchia scodella piena di acqua e qualcosa che somiglia vagamente a della pasta. Dicono tanto di voler il soldato vigoroso e forte mentre la maggior parte dei ragazzi qui sono malnutriti e piuttosto deboli; tuttavia, al momento essenziale non è di certo la fame che si fa sentire di più. Nessuno ne parla, non ce n’è bisogno d’altronde, qui siamo tutti tremendamente terrorizzati da ciò che ci aspetta. Si dice che si teme ciò che non si conosce, ma noi conosciamo bene quel fischietto e ciò che ci attende subito dopo. Sappiamo bene cosa è il dolore, ci conviviamo ogni minuto, ogni istante, non è mai abbastanza, ha sempre la possibilità di accrescersi fino a cavarci ogni frammento di coscienza. Ciò che ignoriamo è quel che c’è dopo l’ultimo sospiro, dopo l’ultimo sguardo implorante al cielo, dopo l’ultima speranza infranta. Forse il paradiso, forse l’inferno. Chi lo può sapere. Ad ogni modo, ho bisogno di speranze, ora più che mai, quindi voglio credere che dopo la fine, ci sia solo la pace.

 

17:38

Non sembra essere possibile, sembra un incubo troppo raccapricciante per essere concepito da una semplice mente umana. Ma, purtroppo, è la realtà.

Un gruppo di un reggimento vicino ha subito un duro attacco con l’iprite, un gas velenoso, la più diabolica e atroce invenzione mai escogitata. Purtroppo, non tutti erano dotati delle maschere anti-gas; lo spettacolo a cui sono stato costretto ad assistere non lo augurerei nemmeno al mio peggior nemico. I corpi trasportati nella nostra trincea sono contratti in posizioni che sembrano essere tuttora in preda a feroci sofferenze. Essi sono ricoperti da vesciche ripugnanti e devastanti piaghe che aprono la carne di quei poveri esseri così tanto simili a noi. Noi. Nei loro occhi ancora spalancati e gonfi, nel loro volto trasfigurato, vedevamo ciò che a momenti potrebbe essere il nostro futuro prossimo.

 

 

20:05

Il comandante gioca con il mano il fischietto, troppo temuto per essere uno strumento così piccolo e insignificante. Ad esso è dato il compito di decidere il momento in cui noi soldati affronteremo faccia a faccia la morte.  Non è ridicolo? Come si possiamo d’altronde spingerci realmente oltre il filo spinato, sotto le bombe degli aerei e sopra le mine che, nei casi migliori, ti lacerano un arto?! Come possiamo realmente sottostare a questo gioco crudele da cui non c’è via d’uscita, né uno scopo, né la reale possibilità di vittoria? Pure se dovessimo realmente uscirne vincitori, cosa guadagneremmo se non una quantità smisurata di cadaveri, famiglie in lacrime e sopravvissuti dilaniati da questa esperienza? Solo dolore. E’ l’unico pensiero su cui la mia mente riesce a focalizzarsi. E’ ovunque qui.

 

22:30

La fiammella nella lampada sussulta come se anch’essa fosse turbata dalla tensione, dall’insofferenza, dall’atmosfera apparentemente piatta e tranquilla. La calma prima di una tempesta che si potrebbe scatenare da un momento all’altro. E’ questa piccola luce che mi fa compagnia stasera, un breve conforto necessario. Ricorda tanto le sere in campagna a fianco al mio vecchio nonno, mentre mi raccontava qualche storia dal passato più lontano su quella consunta poltrona rossa che si diceva avesse più anni di lui. Ricordo bene il profumo dei meravigliosi piatti che preparava mia nonna, e quella gioia che si diffondeva in tutta la casa. Mi rendo solo ora conto che quella era la felicità, quella vera. Questi sono i ricordi che mi tengono in vita.

 

23:02

E’ notte ormai ed è con il buio che è più “prudente” avanzare, ma allo stesso tempo più insidioso in quanto nulla è visibile oltre al proprio naso. Riesco a fatica a leggere l’orario, la fiamma è troppo fioca e gli occhi iniziano a dolere. Tuttavia, il tempo che scorre così regolare, sempre allo stesso modo in qualsiasi situazione, che sia frenetica o tranquilla, come in questa attesa snervante, mi permette di rimanere legato alla realtà, al mondo concreto. In questi mesi, non pochi sono usciti di senno, intrisi di follia, quella di questa guerra. Come biasimarli, d’altronde? Sarebbe piuttosto da chiedersi come posso ancora io, rannicchiato nella terra umida e fredda, attendendo con un’inevitabile angoscia l’ultimo attimo, riuscire ancora a muovere questa matita consumata dando forma a qualche frase di senso compiuto. Io voglio resistere. Voglio sopravvivere. Voglio farcela. Ho ancora così tanto da scrivere, da raccontare, da vivere. Non posso accettare di lasciare qui il mio corpo in brandelli, di non rivedere mai più mia madre, la mia famiglia. Sono in lacrime come un bambino. Voglio mantenere la mia promessa. Tornerò.

 

“Fiiiiiih”

 

Rossana Lovecchio

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