VIDEO – Blitz antiracket dei Carabinieri: nove arresti

Lunedì, ore 07:16

Alle prime luci dell’alba è scattato un blitz dei Carabinieri del Comando Provinciale di Bari, che hanno dato esecuzione a nove misure cautelari (8 in carcere, 1 ai domiciliari) emesse dAl Giudice per le Indagini preliminari su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia.
Le indagini lampo, avviate dai carabinieri del Reparto Operativo di Bari nell’ottobre scorso ed immediatamente coordinate dalla D.D.A. della Procura della Repubblica di Bari, hanno permesso di fare luce su due distinti episodi estorsivi commessi ai danni, rispettivamente, di un imprenditore barese operante nel settore dei materiali plastici e di un imprenditore edile operante nella zona di Bitonto.
Le indagini hanno fatto emergere un grave contesto d’intimidazione da parte della criminalità organizzata locale, che non si limita ad imporre il pizzo ma entra nella gestione degli affari delle società per garantire il rispetto di accordi e pagamenti, come emerso nel primo episodio. Talvolta, sono gli imprenditori stessi che, con leggerezza, si rivolgono ai malavitosi per risolvere i loro problemi, finendo nella morsa del racket, come accaduto nella seconda estorsione.
La prima estorsione ha avuto inizio, per assurdo, proprio da un imprenditore di Barletta, il quale, per ottenere il pagamento di alcune fatture da parte del collega barese, non aveva esitato a prendere contatti con due esponenti di spicco dell’omonimo gruppo criminale operante nei quartieri baresi di Carrassi e Poggiofranco. I primi approcci minacciosi, con intimidazioni rivolte anche a familiari, avevano indotto la vittima a cercare un compromesso proponendo pagamenti rateali per estinguere un debito di circa 30.000 euro. Il cedimento della vittima non ha fatto altro che aggravare la situazione, inducendo i malviventi ad aggiungere interessi e fantomatiche spese legali, raddoppiando la pretesa estorsiva. La situazione disperata ha convinto l’imprenditore taglieggiato a denunciare tutto ai carabinieri, uscendo finalmente dall’incubo.
Diversa, ma non meno inquietante, la genesi del secondo episodio, dove un piccolo imprenditore edile, che aveva appena avviato la sua attività nella zona di Bitonto, ha commesso la leggerezza di farsi presentare, da un suo dipendente, “degli amici” che avrebbero potuto agevolare i suoi affari sul territorio. Gli amici non erano altro che un gruppo criminale, capeggiato da un bitontino 26enne, contiguo alla criminalità organizzata bitontina ad un noto clan mafioso. Dopo i primi approcci amichevoli, è scattata la richiesta di pagare per avere una sorta di copertura assicurativa che avrebbe fatto lavorare l’imprenditore tranquillo in tutta la zona. A ciò si sono aggiunte le pretese del dipendente, anch’egli arrestato, che, per ottenere il pagamento di uno stipendio arretrato, non ha esitato a sfruttare le minacce del gruppo criminale che ha preteso in tutto dall’imprenditore oltre 11.000 euro, in parte recuperati dai carabinieri.


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