Il “Fattore Umano” di Milano

Mercoledì, ore 22:58

L’esperienza della monopolitana Francesca Lacitignola di SEL

“Se sei arrivato fin qui e hai buone idee da mettere in comune, questo è il momento per farlo. Dicci di te, dei tuoi progetti, del sogno di un mondo migliore, sostenibile e giusto.”
Il raggiungimento di tali obiettivi è stato lo scopo di “Human factor” la tre giorni organizzata dalla sinistra a Milano il 23-24-25 Gennaio, in compagnia di giovani e meno giovani, di esponenti dei movimenti, della società civile, delle forze politiche.
In rappresentanza di Sel Monopoli c’era la giovane Francesca Lacitignola, che così ha raccontato la sua esperienza:
“Proverò a riportarvi ciò che è stato, ma temo di non potervi raccontare fino in fondo il clima, l’aria, i suoni, le sensazioni. Nessun rancore, nessuna depressione, tra persone di una varietà impressionante. Il primo giorno è stato dedicato al “pensare”, alla riflessione sul tema e sul mondo che cambia. Gli interventi di Telmo Pievani e Philippe Daverio, non propriamente figure appartenenti alla politica, hanno spiegato benissimo cosa è il Fattore Umano e perché è così importante. Il secondo giorno è stato tutto preso dal “proporre”, con 47 laboratori tematici spalmati su tutta la giornata: meridione, mediterraneo, diritti civili, smart city, sostenibilità ambientale, legalità e antimafia, agricoltura e biodiversità, reddito minimo garantito, TTIP, economia e sviluppo, ecc.. E a questi se ne sono alternati altri in plenaria. La partecipazione è stata massima, in termini quantitativi e qualitativi: non c’era più spazio e il tempo (quasi tre ore a laboratorio) è risultato spessissimo insufficiente. Ogni laboratorio si è concluso con un documento. Il terzo giorno è stato dedicato alla costruzione del nuovo progetto politico, alla luce delle prime attività “pensare” e “proporre”. Si sono alternati tanti interventi di rappresentati dei movimenti, delle forze politiche, dell’associazionismo, delle amministrazioni locali, della cultura. Penso agli interventi di Maurizio De Giovanni, Curzio Maltese (eurodeputato l’Altra Europa con Tsypras), Giuliano Pisapia (sindaco di Milano), Massimo Zedda (giovane sindaco di Cagliari), Maria Pia Pizzolante (Tilt). I due interventi migliori ed anche fra i più applauditi, a mio parere, sono stati quello di Simone Oggionni (ex segretario dei Giovani Comunisti, ora referente della rete Sinistra e lavoro) e soprattutto quello di Paola Natalicchio (sindaco di Molfetta). Simone è stato chiaro, deciso e concreto. Paola è stata energica, sincera all’ennesima potenza, concretissima. (Abbiamo pianto tutti, o forse solo io. C’era tutto nelle sue parole: la Puglia, l’orgoglio, le difficoltà, ma anche la convinzione piena.)
Gli interventi finali sono stati quelli di Paolo Ferrero, Stefano Fassina, Gianni Cuperlo, Nicola Fratoianni, Pippo Civati e Nichi Vendola. Non c’erano più analisi globali da fare, si doveva parlare hic et nunc di Italia, lanciare le basi di un percorso nuovo e concreto. Le situazioni caratterizzate da ambiguità sono state chiarite, la sincerità è stata l’elemento caratterizzante questi ultimi interventi.
“Questa sala deve essere una sala parto!” aveva precedentemente detto Paola Natalicchio. E la proposta concreta è arrivata alla fine, lanciata da Nichi Vendola. Si comincerà un percorso con tutte le anime della Sinistra presenti, che prenda la forma innanzitutto di coordinamento. Tale coordinamento dovrà, entro la fine Febbraio, scrivere un piano di campagne nazionali da portare avanti tutti INSIEME.
In previsione in primavera una replica di questa tre giorni per fare il punto della situazione e, nel caso, cominciare tracciare una strada che ci porti tutti verso la costituzione di un soggetto unitario e l’idea di aprire delle sedi permanenti di discussione politica, di creazione di programmi e progetti, di snodo per fare rete in tutti i territori. Questo è un piccolo tentativo di fare sintesi, ma c’è ancora qualcosa che devo aggiungere: innanzitutto credo che bisogna prestare particolare attenzione ai discorsi di Paola Natalicchio e di Nichi Vendola soprattutto nei passaggi in cui si parla dei rapporti tra SEL e minoranza PD. Io, personalmente, li ho trovati di una maturità politica e umana stravolgente. Forse perché ho vent’anni. O forse no.Questo lascia spazio all’ultima considerazione, fatta alla luce degli sviluppi internazionali. Podemos e Sryza ci dimostrano (come se ci fosse ancora bisogno di dimostrarlo) che non è più tempo per le divisioni. Quando l’1% della popolazione ha in mano il 40% delle risorse, nessuna polemica intestina e divisoria è giustificata. Alla luce di ciò, ripenso alle facce, alle energie, alle parole di questi giorni. Qualcuno ha detto “la politica è un’emozione che diventa progetto”. Non riuscirei a trovare niente di più preciso e chiaro di questa definizione per Human Factor..
“E se vale la pena di rischiare, mi gioco fino l’ultimo frammento di cuore”.

SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’ DI MONOPOLI


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