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Domenica, ore 14:21

Nessun divieto di somministrazione del cibo agli animali

In città, il randagismo è un fenomeno che non si arresta.

Nonostante la presenza del canile comunale garantisca una migliore chance di vita per i nostri amici a quattro zampe abbandonati dalla crudeltà dell’animo umano, come avviene soprattutto nell’agro monopolitano dove diventa più difficoltosa la loro “cattura”, a volte, i cani si aggirano indisturbati anche nel centro abitato, come accaduto qualche giorno fa in via Oberdan, dove sono stati avvistati da alcuni nostri lettori.

Tale fenomeno che, però, è riferibile anche a felini e volatili (che vivono sul nostro territorio) è legato ad un altro, quello della somministrazione di cibo agli animali domestici.

Seppur la stragrande maggioranza della gente non lo veda di buon occhio facendo riferimento ad un rischio igienico-sanitario, infatti, a seguito delle ultime sentenze del TAR delle più disparate regioni italiane, tra cui alcune del Tribunale Amministrativo Regionale Puglia che si appiglia alla Legge Regionale n°34 del 12 dicembre 2006 “Modifiche e integrazioni alle leggi regionali 9 agosto 2006, n. 26 (Interventi in materia sanitaria) e 3 aprile 1995, n. 12 (Interventi per la tutela degli animali d’affezione e prevenzione del randagismo)”, anche a Monopoli sono in aumento i cittadini che amano prendersi cura dei randagi, portando loro da mangiare.

Ciò accade in Piazza XX Settembre, dove i gatti si aggirano tra le aiuole ed il Bastione del Re Ferrante da poco venuto alla luce e valorizzato attraverso i lavori del PRUacs “Centro Storico” da 3 milioni ed 800 mila euro ed anche sul lungomare Santa Maria, dove invece un anziano si occupa di sfamare gabbiani e colombi.

Un gesto che ridurrebbe il rischio di portare i randagi alla fame, costringendoli a rovistare tra i rifiuti o, nel peggiore dei casi, a diventare aggressivi per procacciarsi del cibo, dato che dalla legge è consentita soltanto la sterilizzazione di questi animali.

Fatto sta che l’abbandono di alcuni luoghi di interesse storico, artistico e culturale della nostra città, come ad esempio quello del Convento di Santa Teresa, contribuisce a far aumentare il fenomeno del randagismo, oltre che a far divenire gli stessi un malsano ricettacolo di escrementi ed animali morti.


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