Questo slideshow richiede JavaScript.

Lunedì, ore 09:59

 

Il concerto-testimonianza con il coro diocesano ‘Madre dell’Unità all’interno della Basilica Cattedrale “Maria SS.ma della Madia”

“Mancano panni e fuoco” è il concerto-testimonianza che, nella serata di venerdì scorso, la pastorale giovanile della Diocesi di Conversano-Monopoli ha organizzato all’interno della Basilica Cattedrale “Maria SS.ma della Madia” di Monopoli con il profeta della carità – come ha amato definirlo il Vescovo Mons. Domenico Padovano, il quale ha commentato il Vangelo, che si è andati ad esaminare – Fratel Biagio Conte ed il coro diocesano “Madre dell’Unità” in collaborazione con la Caritas Diocesana diretta da Don Michele Petruzzi.

Un controcorrente, Fratel Biagio Conte, che da missionario laico persegue una Missione di Speranza e Carità, diventando “punto di riferimento degli ultimi, dei senzatetto e dei disoccupati di ogni latitudine”.

«Parecchi anni fa, a Palermo – ha raccontato il Vescovo Padovano – ha mollato tutto per ricominciare daccapo, lasciando la propria famiglia di imprenditori. Stanco della vita mondana ha sentito nel cuore di lasciare tutto e tutti. Ha vissuto tra le montagne della Sicilia, tra gli alberi, sotto il sole, la luna e le stelle; ha camminato molto, scaricando le tensioni e le scorie della vita mondana: nel silenzio e nella meditazione si sentiva sempre più libero, più pieno di pace.

Non aveva nulla con sè eppure era come se avesse tutto. Come uno spirito d’affetto impetuoso ha iniziato a camminare sino ad arrivare ad Assisi, nella città di San Francesco e da allora si ispira alla sua umiltà, alla sua semplicità, donandosi completamente a Dio e al prossimo. Ha fatto la sua scelta, una conversione moderna ed impetuos – ha spiegato – Tornato a Palermo, condivide la strada con i barboni ed ha trovato terzo mondo dietro la porta di casa. Iniziava a prendere forma in lui il progetto missione: dedicare la sua vita ai più poveri tra i poveri, quelli che affollano la stazione centrale, da missionario laico».

Il povero non può aspettare!

I primi cambiamenti del profeta della carità, indussero amici e parenti ad incontrare la famiglia per chiedergli di aiutarlo a guarire dalla depressione; in tutta risposta, Fratel Biagio Conte affermò duramente: «Quando curerete questa società malata, io guarirò. Il mio malessere – testimonia – era quello di vedere una società egoistica ed indifferente. C’era un vuoto dentro di me, chiedevo una risposta. Mia madre mi ha formato nella chiesa sino a diciotto anni, ma dopo mi sono allontanato da Dio e ho vissuto da ateo sino a 25 anni: mi è mancato Dio, tanto, tantissimo, ma ancora non avevo il coraggio; una sera a tavola con i miei genitori vidi scorrere le immagini dei bambini che muoiono di fame nel terzo mondo: guardando quelle scene, continuare a mangiare e fare progetti è impossibile. Mi è venuto un nodo alla gola».

Oltre all’insegnamento di donarsi agli altri per sentirsi pienamente realizzati, la serata alla quale ha partecipato un vasto pubblico ha insegnato che la storia del missionario laico è una testimonianza di fede: «una grande e profonda storia, quella della fede, che colora e riscalda tutto, dona il sorriso e ti rialza anche nelle difficoltà più dure».


La riproduzione, anche parziale, è consentita previa citazione della fonte “The Monopoli Times” con il relativo URL www.monopolitimes.com.

Licenza Creative Commons
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale 4.0 Internazionale

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.