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Operazione “Transilvania”. Eseguita un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di italiani e rumeni appartenenti ad una cellula criminale 

Sono 12 i soggetti colpiti da un’ordinanza di custodia cautelare, nell’ambito dell’operazione “Transilvania”, condotta dalle fiamme gialle della Tenenza di Molfetta contro un gruppo criminale, composto da nove rumeni e tre italiani, dedito alla commissione di efferati reati nel territorio di Terlizzi (Ba) e Bisceglie (Bt).

Le indagini, durate circa un anno, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia presso la Procura della Repubblica di Bari, hanno svelato le attività criminali di un gruppo di soggetti di nazionalità rumena i quali riducevano e mantenevano in uno stato di soggezione continuativa alcune ragazze rumene, costringendole a prostituirsi per strada nel tratto della S.P. 231 – Terlizzi, sfruttando ed agevolando lo svolgimento di tali remunerative attività.

E’ parimenti emerso che gli stessi soggetti, unitamente ad altre persone indagate, erano inoltre dediti ad attività connesse allo spaccio di sostanze stupefacenti.

Per entrambi i filoni investigativi è risultato di fondamentale importanza il supporto delle intercettazioni telefoniche, il cui contenuto risultava sovente connotato di particolari agghiaccianti a testimonianza dell’elevata efferatezza degli indagati.

Numerose sono le conversazioni tra le ragazze costrette alla prostituzione ed i loro padroni/sfruttatori che documentano l’assoggettamento totale delle giovani donne, il loro metodico, quotidiano sfruttamento che garantiva significativi introiti parassitari ai prevenuti.

Quando parlavano tra loro, gli indagati, si riferivano alle ragazze rumene definendole spesso come “bagagli”, manifestando, in tal modo, tutto il loro disprezzo per la dignità personale delle vittime.

Le indagini hanno fatto luce sulla sconcertante vita quotidiana di queste giovanissime ragazze, sfruttate dai loro connazionali, portate in Italia con false promesse di matrimonio e comunque di una vita migliore e poi private dei documenti ed avviate al meretricio sotto il costante controllo dei loro sfruttatori e di altri soggetti che con loro collaboravano, con compiti svariati, nell’attività illecita.

Le giovani rumene, che non disponevano di documenti, si trovavano, infatti, costrette a svolgere il meretricio in una evidente condizione di schiavitù o comunque di asservimento e di soggezione continuativa imposta dal loro “capo”.

E’ stato appurato che gli arrestati avevano in precedenza acquistato “a tempo” le ragazze dai loro precedenti padroni e le avevano introdotte in Italia mediante l’inganno con lo specifico obiettivo di farle lavorare per 4-5 mesi come prostitute per ricavare proventi economici da investire per acquisti immobiliari, per poi, dopo averle “spremute” al massimo, permutarle con l’acquisto di altre ragazze “più fresche”.

Gli sfruttatori riscuotevano la quasi totalità dei proventi del meretricio, imponendo alle giovani donne gli orari di lavoro, le tariffe da richiedere ai clienti e gli incassi giornalieri da conseguire per poter tornare a casa senza essere picchiate, cosa che, in realtà, avveniva invece di sovente.

Sulla strada non erano ammessi ritardi, non erano consentite pause né tantomeno era possibile, per le ragazze rumene, abbandonare, anche solo temporaneamente, il luogo di lavoro o perdere troppo tempo con i singoli clienti. Per ogni minima esigenza personale, le giovani dovevano chiedere ed ottenere il permesso dal loro padrone, come ad esempio, per effettuare una semplice ricarica al telefono cellulare.

Erano costanti le minacce finalizzate a tenere le giovani costantemente sotto pressione, nella prospettiva di potenziare la loro produttività lavorativa. Era inammissibile ogni forma di lamentela e, se si rientrava a casa lasciando il lavoro prima del previsto, si veniva accolte con esplicite minacce all’incolumità fisica, stessa cosa se non si guadagnava abbastanza.

Lo spazio di autodeterminazione delle ragazze veniva negato anche quando si trattava, come in un caso, di scelte delicate, come quelle di portare o meno a termine un’eventuale gravidanza.

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