Tutto esaurito per “Un liceo da suicidio”

Venerdì, ore 18:40

La presentazione del giallo del monopolitano Martino Sgobba

La «moralità dell’essere, resa meno tragica attraverso l’uso dell’ironia è l’aspetto più inquietante» di “Un liceo da suicidio” (edito Robin), il lavoro dell’autore monopolitano Martino Sgobba con cui il Presidio del Libro di Monopoli, ieri sera, ha avuto il piacere di dialogare all’interno della Biblioteca dei Ragazzi, alla piacevole presenza di numerosi intervenuti.
Ecco che il giornalista e scrittore Angelo Di Summa che si è occupato di introdurre il giallo ha perfettamente colto l’essenza stessa dell’opera: «si accenna ad una scuola che perso la “verginità”, ad un mondo che non è esente da difetti, da limiti, ma che rispetto ad essa è forse più degno di attenzione».
Essenziale è il tema della “corporeità”, che Sgobba ci spiega essere sinonimo di “persona”: «ergo, ci si riferisce alla sua anima, al suo pensiero e non al suo corpo in senso stretto, alla sua fisicità».
Insomma, un racconto breve nato casualmente e frutto di una passione scoperta per caso, quella per la scrittura e che è stato realizzato «con un ritmo faticoso», in un lasso di tempo molto lungo perché nulla viene lasciato al caso: il linguaggio stesso è «al limite del barocco restituendo una realtà in modo complesso».
Mentre l’ispettore scolastico Francesco Vicenti «cognome volutamente privo della “n” » si sta preparando al pensionamento, in un liceo classico della Brianza orientale, nel giro di due giorni, si suicidano tre professori e perciò non può rifiutare l’ultimo incarico.
La sua ispezione si incrocia con le indagini del commissario Alesci, ma il tassello fondamentale è la figura di Tommaso (un ex alunno mai diplomatosi), che si presta a fare da bidello volontario nella scuola, sospettato di essere coinvolto nell’intricata vicenda: «lo stesso Tommaso – commenta Di Summa – si esprime ed ha una visione del mondo di una persona colta, capace di cogliere il senso della bellezza negata e dell’armonia attraverso la forma che prende il corpo del cadavere del suicida, capace di toccare vertici di riflessione anche di natura fenomenologica, filosofica: un ragazzo che la scuola ha però espulso».


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