Ancelle del Santuario: decisivo l’articolo 1379 del Codice Civile

Massimo Mastronardi - Foto Paola Calabretto
Massimo Mastronardi – Foto Paola Calabretto

Martedì, ore 17:25

Mastronardi: «ma perché attendere gli esiti di un giudizio a mio avviso scontato con un’eventuale condanna che avrebbe subito il Comune?»

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di Paola Calabretto, giornalista
di Paola Calabretto, giornalista

Dopo la rimozione del vincolo di inalienabilità decisa dalla seduta consiliare del 9 dicembre scorso, la richiesta (sottoscritta da alcuni Consiglieri Comunali su proposta del Comitato Costa Libera e del Movimento Cristiano Lavoratori-Circolo Cittadini di Monopoli) di convocazione di un Consiglio Comunale sull’argomento per revocare la “sciagurata” delibera, la presunta inadempienza del Presidente del Consiglio Comunale Aldo Zazzera per non averla iscritta tra i punti all’ordine del giorno dell’ultima seduta consiliare e, la conseguente decisione del gruppo consiliare del PD cittadino di abbandonare l’aula per stigmatizzare l’accaduto, considerando l’importanza che la questione riveste per la Città di Monopoli, la nostra redazione ha pensato di dare voce al Consigliere Comunale con delega alla Formazione e Personale, Polizia Municipale e Contenzioso, Massimo Mastronardi (Patto con la Città), il quale nonostante appartenesse a colori politici differenti presenziò alla conferenza stampa indetta dai comitati cittadini per ascoltare le ragioni di quest’ultimi (spintisi a mobilitarsi per evitare quella che considerano l’ennesima ingiustizia) in merito all’Istituto delle Ancelle del Santuario.

Fortemente convinto della necessità di discuterne più approfonditamente e in maniera maggiormente tecnica nel prossimo Consiglio Comunale: «anche se, devo dire la verità, qualche dubbio ce l’ho. Nel momento in cui viene proposta da otto consiglieri comunali e nelle forme in cui è stato fatto – spiega – è giusto però che debba essere ridiscussa, perché nessuno deve essere in mala fede o convincere l’altro: se uno ha dei dubbi, delle perplessità, è giusto che vengano al pettine – tuttavia – sono fortemente convinto della mia tesi perché sostenuto dalla giurisprudenza, ma se uno mi dimostra il contrario, non ci sarebbe nulla di male nel fare marcia indietro. Anche se lo dubito fortemente. Perciò – aggiunge – è giusto venga discussa senza strumentalizzare niente e nessuno: l’abbiamo già discussa in maniera approfondita in Commissione Bilancio ed ero pronto per farlo in Consiglio Comunale, con sentenze alla mano».

ERRORE DI CATTIVA INFORMAZIONE?

La decisione di supportare la rimozione del vincolo di inalienabilità è dovuta all’esigua documentazione in possesso dei Consiglieri Comunali?

Questo è il dubbio che crogiola alcuni; esistono diverse opinioni al riguardo.

Il Consigliere Mastronardi, tuttavia, ritiene che: «prima del Consiglio Comunale, le delibere sono state sempre trattate nelle apposite commissioni. Quindi ogni componente, ogni forza politica è stata messa in condizioni di poter avere un’ampia visione delle questioni. Però – commenta – per quanto riguarda le Ancelle, vorrei scindere due questioni: una politica e l’altra di difficile comprensione ma prettamente tecnica, giuridica, processuale. Dal punto di vista politico, le Ancelle non sono altro che un altro soggetto, come può esserlo un qualsiasi altro cittadino che ha fatto una richiesta legittima al Comune e che attendeva una risposta per eliminare un vincolo di inalienabilità. Avevamo un edificio che ha un vincolo di destinazione PUG – sottolinea – che ci rassicura, un edificio che sta in perenne decadimento e che non vogliamo vedere in questa maniera scialba e perciò ci siamo espressi come tutti sappiamo. Di fronte a queste richieste, la politica, prima di esprimersi ha chiesto un parere: l’ufficio avvocatura nella persona dell’avvocato Nocera ha dato un parere sulla legittimità della richiesta a che il vincolo venisse rimosso, ma non perché lo dice l’avvocato Nocera: esiste un supporto giuridico. L’articolo 1379 del Codice Civile che recita “Il divieto di alienare, stabilito per contratto, ha effetto solo tra le parti (Comune e Ancelle) e non è valido se non è contenuto entro convenienti limiti di tempo”, ergo, parla chiaro. Era necessario fissare un termine entro il quale il divieto di alienare doveva essere valido. Se tale limite non lo fissi e lo rendi indeterminabile, è nullo».

Un dato di fatto avvallato anche da una sentenza della Suprema Corte di Cassazione.

In altre parole: «Le clausole di inalienabilità non sono valide se non sono circoscritte in un ambito temporale apprezzabile – ci chiarisce l’avvocato Mastronardi – Non v’è chi non veda come l’istituto delle Ancelle, che per sessant’anni hanno svolto un’attività a cui l’immobile era destinato attraverso la scuola dell’infanzia, al di là di questo, fattivamente sia inefficace quella clausola perché non aveva limiti di tempo».

Perciò, in Consiglio Comunale sarebbe stato esclusivamente rimosso il vincolo di inalienabilità: «Perché dobbiamo mettere il bastone tra le ruote? – incalza – Anche dal punto di vista processuale, è vero che la causa è stata rinviata per la precisazione delle conclusioni nel 2015, ma perché attendere gli esiti di un giudizio a mio avviso scontato con un’eventuale condanna che avrebbe subito il Comune? Qualcuno dell’opposizione sostiene: “paghiamo così tante spese processuali, perciò, perché non aspettare il giudizio di un giudice?”. Ma io mi chiedo: chi, ci deve dare ragione? In base a quale legge? – prosegue il Consigliere Delegato – Le suore non hanno più esercitato e perciò sarebbero inadempienti, ho sentito anche dire, ma l’art. 1379 dice anche altro: per un’interpretazione estensiva, altre pronunce della Corte di Cassazione sostengono che anche la destinazione d’uso contrattuale che va ad incidere in questo caso sul diritto di proprietà e non è limitata in determinati limiti di tempo, anche questa causa segue le stesse sorti del divieto di inalienabilità. Quindi delle due una: o vogliamo seguire la legge e quindi diamo spazio ad una richiesta legittima oppure vogliamo fare opposizione ed ostruzionismo sino al 2015, subendo gli esiti di un giudizio che vedo negativo con condanna alle spese e facendo anche una magra figura dal punto di vista amministrativo?».

Neanche l’ipotesi che “se le clausole siano tutte nulle, si potrebbe dire che è nullo il contratto e far si che il Comune di Monopoli possa riappropriarsi dell’immobile” non sembra reggere per Mastronardi: «si sarebbe potuto fare solo e soltanto se ci fosse stato un inadempimento, ma non c’è: il terreno è stato destinato alla sua destinazione d’uso, l’immobile è stato costruito entro i tre anni pattuiti e inoltre, pagato, a prezzo di mercato. Quand’anche si riuscisse a provare che nella mentalità dell’amministrazione comunale dell’epoca, senza quelle clausole, il contratto non sarebbe mai stato sottoscritto, bisognerebbe risarcire le Ancelle delle spese sostenute».


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Redazione The Monopoli Times

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