Lunedì, ore 19:26

Conclusa la prima settimana della Memoria

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di Paola Calabretto, giornalista
di Paola Calabretto, giornalista

La proiezione de “La rosa bianca” introdotta dalla Dottoressa Luigia Brescia e presentata ieri sera dalla Croce Rossa Italiana sezione di Monopoli all’interno del Laboratorio della Chiesa di Sant’Angelo (riaperto grazie al prezioso contributo dell’U.N.I.T.A.L.S.I. di Monopoli) chiude il cartellone d’eventi “Monopoli RICORDA – tre location, una memoria”, fortemente voluto dal Consigliere delegato alla Cultura ed alle Politiche Giovanili Giorgio Spada col contributo delle associazioni Foto Club “Sguardi oltre”, FIAF, il Presidio del Libro e Mondopolitani, il quale auspica: «che da una settimana diventi il “Mese della Memoria”».

«In occasione del 70° anniversario dalla tragedia delle deportazioni degli ebrei e dalle stragi naziste – spiega la dott.ssa Brescia – abbiamo raccolto una serie di testimonianze, come avete già avuto modo di assistere con le letture sulla tematica del ricordo per rendere omaggio a tutte le vittime delle stragi naziste curate da Pietro Caramia e Monica Veneziani dell’Associazione teatrale “Zingari in viaggio”, i quali lo scorso 22, 23 e 24 gennaio hanno portato in scena a Monopoli lo spettacolo “Tutto il mio folle amore”, che parla attraverso Pierpaolo Pasolini con i testi di Michele Ciavarella e le scenografie di Valentina Dibello».

A seguire, è il nostro collega giornalista Giovanni Donghia ad aver raccontato come i monopolitani abbiano dato inizio all’immigrazione clandestina degli ebrei, pagina di storia che sarà approfondita mercoledì 5 febbraio alle ore 11 all’interno dell’Auditorium del Polivalente scolastico in un incontro curato dalla professoressa Rosa Chiloiro presieduto dall’architetto Nicola Napoletano.

«Il 27 gennaio del 2011 nella sala consiliare Ignazio Perricci di Palazzo di città – ha spiegato Donghia – si tenne un incontro/dibattito che aveva come tema: “Il Capitano Levi e l’impresa del Dallin”. Il direttore dell’allora testata giornalistica de l’ECO del sud-est Michele Szost, mi chiese di partecipare e scrivere un articolo, che fu pubblicato a pag. 22 e 23 del N° 5 del 3 Febbraio 2011. Il titolo che decisi per il testo, condiviso dal direttore fu: “Monopoli, città exodus”».

MA PERCHÉ EXODUS?

Foto 6 - Sirio sulle selle, pronto per il battesimo con il festone di bandiere da segnalazione messe una vicina all'altra da prora a poppa passando tra i due alberi
Sirio sulle selle, pronto per il battesimo con il festone di bandiere da segnalazione messe una vicina all’altra da prora a poppa passando tra i due alberi

“Exodus 1947”, era il nome di una nave diventata tristemente famosa per gli avvenimenti del 1947. L’Exodus, salpò dal porto di La Spezia, con 4.515 profughi ebrei, scampati ai campi di concentramento, che tentarono di sbarcare in Palestina per trovare rifugio nella comunità ebraica.

Tuttavia, l’esercito inglese, bloccò la nave e impedì di sbarcare i profughi.

La nave, fu persino speronata nelle acque di Haifa, dai cacciatorpediniere inglesi, che causarono delle vittime a bordo.

L’Exodus, dopo un lungo giro nel Mar Mediterraneo, fu costretta ad approdare in un porto segreto, dove i profughi, furono trasportati e rinchiusi nel lager nazista di “Neuengamme”, nei pressi di Amburgo, in Germania.

Oggi, questo ex lager nazista, è adibito a luogo di ricordo delle barbarie del “Terzo Reich”.

 Ma ora, veniamo alla storia che ha visto protagonista la nostra città.

Monopoli, città di exodus

La città si candida alla medaglia d’oro

Uno studio del nostro concittadino Nicola Napoletano, già Assessore alla Cultura e Pubblica Istruzione durante l’Amministrazione Leoci, portò alla scoperta di alcuni avvenimenti dell’immediato dopoguerra, che hanno visto la città di Monopoli protagonista del rimpatrio clandestino degli scampati all’Olocausto.

Nel “Giorno della Memoria” del 27 febbraio 2011, fu promosso un incontro al Palazzo di città per la raccolta delle testimonianze in vita sulla figura del “CapitanoEnrico Levi”, dell’opera del “Cantiere Navale Dormio” di Cala Fontanelle, per la costruzione del peschereccio “Sirio”, ribattezzato il 21 agosto 1945 “Dallin”, e della “marineria monopolitana”.

Foto 4 - Il gen. Ernesto Bregante
Il gen. Ernesto Bregante

All’incontro erano presenti: il dott. Giuseppe Dormio classe 1930, il generale Ernesto Bregante (recentemente scomparso), il  Comandante della Capitaneria di Porto di Monopoli Carmen Giacoppo, il prof. Walter Laganà (già due volte sindaco della nostra città), il prof. Martino Cazzorla (attuale dirigente del Polo Liceale), il prof. Vito Intini (Dirigente dell’allora 1^ Circolo Didattico Via Dieta, recentemente scomparso); il consigliere comunale dott. Alfredo Specchia, una scolaresca del Primo Circolo Didattico e una rappresentanza dell’A.N.M.I. capeggiata dal presidente onorario cav. Italo Barletta e dall’allora presidente Maresciallo Michele Lafronza.

Foto 7 - Il Cantiere Navale Dormio_1
Il Cantiere Navale Dormio

«La storia di questo singolare esodo – spiegò l’arch. Nicola Napoletano – inizia con l’arrivo in città del “Tenente Enrico Levi”, che commissionò ai “Cantieri Navali Dormio” un’imbarcazione che doveva essere adibita a Nave Scuola per giovani pescatori e perciò, chiese che all’imbarcazione dovevano essere apportate alcune modifiche strutturali per ospitare gli allievi. Terminati i lavori di allestimento all’imbarcazione, che fu denominata “Sirio”, il 21 agosto 1945, salpò da Monopoli, ma subito dopo cambiò bandiera e denominazione assumendo il nome in codice di “Dallin”, che era il nome del comandante israeliano del Mossad (Servizio di Intelligence e Servizi Speciali) che aveva dato inizio all’immigrazione clandestina degli Ebrei. A bordo – precisò l’arch. Napoletano – furono imbarcati clandestinamente “37 profughi”, in piena occupazione inglese, e trasportati al largo della costa di “Cesarea di Palestina”, in un’operazione rimasta segreta per molti anni. Qui sbarcarono gli emigranti e furono imbarcati 8 madrihim (gli istruttori), destinati all’Aliyà Beth (immigrazione illegale) d’Europa. Con l’apertura degli Archivi dei Servizi Segreti d’Israele è stato possibile ricostruire gli avvenimenti, dando così onore e merito a tutti quei monopolitani che si sono impegnati nell’esodo di profughi Ebrei da Monopoli in Palestina. Il 1948, – concluse l’arch. Nicola Napoletano – con la formazione dello Stato d’Israele, segnò la fine dell’Olocausto. Successivamente, il porto di Monopoli, fu indicato come luogo dove avvenne il primo Exsodus ebraico, con la costruzione del peschereccio Sirio, realizzato dalle manovalanze locali e, pilotata da equipaggio di monopolitani».

FOTO 3 - I passeggeri del Dallin
I passeggeri del Dallin

«Ci sono state voci accreditate – affermò il prof. Intini durante il suo intervento – che confermavano la presenza in città dei Servizi Segreti Militari Britannici della Intelligence Service, con una centrale operativa che copriva una vasta area del meridione proprio per la posizione strategica del porto di Monopoli nel Mediterraneo. Poi – precisò il professore – non a caso Levi utilizzò proprio uno scafo in legno. Lo scopo era quello di evitare di essere intercettati da mine ad influenza magnetica, di cui le acque del Mediterraneo era infestate».

FOTO 1 - Il Cap. Enrico Levi
Il Cap. Enrico Levi

Il Generale Ernesto Bregante parlò del clima che si viveva a Monopoli, in quanto egli era allora ufficiale della Fanteria Italiana, con il grado di Sottotenente.

Le testimonianze continuarono con il dott. Giuseppe Dormio, che nel 1945 era uno studente 15enne ma che trascorreva i pomeriggi nel cantiere di famiglia.

Confermò di aver conosciuto “Enrico Levi”, sempre in abiti civili, descrivendolo come un uomo di statura piccola, molto cordiale, ma che aveva solo fretta che i lavori finissero per organizzare la scuola di pesca.

Foto 5 - Il dott. Giuseppe Dormio -
Il dott. Giuseppe Dormio

«All’epoca – precisò il dott. Dormio – nel cantiere, vi erano numerose barche in costruzione. Levi scelse un’imbarcazione quasi pronta che aveva il “modello: Mèste Pèppe”, che riteneva la più idonea ad ospitare gli allievi, ma soprattutto chiese di apportare alcune modifiche per realizzare 36 cabine per gli allievi e il comandante. Il motore, che serviva per propulsione della barca, era stato astutamente nascosto in campagna, presso la proprietà di famiglia dei Dormio, in contrada Spina, dove oggi ha sede la “Plastic Puglia”, per evitare che gli inglesi potessero requisirlo. Dopo poco tempo, l’imbarcazione con bandiera italiana, denominata Sirio era pronta a lasciare le selle per entrare in mare. Ricordo – affermò il dott. Dormio – il giorno del varo e il battesimo, che fu celebrato da “don Pasquale Abruzzese, parroco della Chiesa Amalfitana e se non ricordo male – aggiunse – c’era anche il Vescovo, Mons. Gustavo Bianchi. Dopo la partenza dell’imbarcazione, con equipaggio italiano, non ho saputo più nulla. Solo dopo circa un anno riconobbi l’imbarcazione ormeggiata nel porto di Bari, era stata intercettata e sequestrata dagli inglesi nel traffico dei profughi Ebrei. La barca, intanto, aveva cambiato nome, si chiamava “Dallin” e il comandante in quel periodo era il monopolitano Paolo Schena.  Una decina di anni fa  – concluse il dott. Dormio, riferendosi al 2000 – fui interpellato da una televisione israeliana che volle vedere la nostra costa. Misi a disposizione un’imbarcazione, e subito capii che erano molto interessati a visionare la zona della scogliera “Tre buchi”, così intuii, che l’imbarco dei profughi era avvenuto in quel tratto di mare, in gran segreto».

A chiusura dell’incontro, il consigliere comunale Alfredo Specchia affermò di aver riferito dell’impresa del Dallin al sindaco Emilio Romani, che subito prese a cuore la storia.

«Al primo cittadino – continuò il consigliere – è stata affidata la documentazione per deliberare l’istituzione di un “Comitato Tecnico Scientifico” per istruire una delibera da presentare al Presidente della Repubblica affinché Monopoli ottenga la meritata Medaglia d’Oro al Valor Civile».

«Dall’ora – ha riferito pochi giorni fa il dott. Dormio – non si è saputo più nulla, però, noi monopolitani, possiamo essere orgogliosi per aver dato inizio all’immigrazione clandestina degli Ebrei».

Giovanni Donghia

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