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Venerdì, ore 12:08

L’Assessore Campanelli ne aveva parlato già nel settembre 2013

In questi giorni assistiamo ad un improvviso clamore in merito alla volontà dell’Assessore allo sviluppo economico e semplificazione amministrativa, Giuseppe Campanelli, di introdurre una tassa di soggiorno.

Eppure, era il 28 settembre 2013 quando la sottoscritta redii il seguente articolo dal titolo “Una tassa di soggiorno anche in città”.

Cos’è cambiato improvvisamente, in così pochi mesi?

Una “tassa di soggiorno” anche in città
Dal 28 settembre 2013 – Paola Calabretto

L’Assessore allo sviluppo economico e semplificazione amministrativa, Giuseppe Campanelli, è favorevole all’introduzione della “tassa di soggiorno”, una piccola imposta di uno o due euro al giorno per il soggiorno in città, a patto che gli si venga garantito che tali somme siano investite solo ed esclusivamente in servizi destinati al potenziamento del nostro sistema di accoglienza al turista.

Nel diritto italiano l’imposta di soggiorno, detta anche tassa di soggiorno, è un’imposta di carattere locale applicata a carico delle persone che alloggiano nelle strutture ricettive di territori classificati come località turistica o città d’arte. La tassa, abolita nel 1991, è stata reintrodotta nella legislazione italiana nel 2011. Gli introiti di questa tassa sono destinati a finanziare interventi in materia di turismo e recupero di beni culturali e ambientali.

Il decreto prevede la facoltà per i comuni presenti negli elenchi regionali delle località turistiche o città d’arte di istituire un’imposta di soggiorno a carico dei soggetti non residenti che alloggiano nelle strutture ricettive alberghiere e extra-alberghiere del proprio territorio, per turismo o per affari, stabilendone anche i limiti di attuazione.

Ogni Comune delibera autonomamente sull’ammontare del contributo, le esenzioni e il periodo di applicazione nel proprio territorio, con modalità definite dal regolamento comunale: per esempio, a Venezia i turisti pagano la tassa solo fino al quinto pernottamento consecutivo, a Roma invece fino a 10 pernottamenti consecutivi.

Al termine di ciascun soggiorno il turista versa il contributo al gestore della struttura ricettiva presso la quale ha pernottato, pagamento da non confondere con la quota di costo del pernottamento. L’albergatore provvede alla riscossione del contributo, rilasciandone regolare quietanza, e ne versa l’ammontare al Comune secondo le specifiche modalità previste dal regolamento applicativo.

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