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Il laboratorio di Sant’Angelo

pice - Istantanea dal passato , mostra di Giuseppe Tangorra Giuseppe© DomenicoTattoli
Apice – Istantanea dal passato, mostra di Giuseppe Tangorra
©Domenico Tattoli

Domenica, ore 23:40

Fino all’11 dicembre all’interno della Chiesa di Sant’Angelo

La città beneventana distrutta dal terremoto del 1962. Questo, il tema della mostra fotografica “Apice” del fotografo Giuseppe Tangorra, con cui il Laboratorio di Sant’Angelo è stato inaugurato, sabato sera, con il live del musicista monopolitano Sebastiano Lillo dall’Associazione Unitalsi all’interno della fantastica cornice della Chiesa di S. Angelo.

Sedici immagini che raccontano come tutto è rimasto com’era in passato, come se il tempo sembra essersi fermato ad un’istantanea di 40 anni fa, anche se adesso la città torna a vivere attraverso la macchina fotografica di Giuseppe Tangorra.

«La scelta del progetto – spiega la curatrice monopolitana, Isabel Leggiero – è strettamente collegata alla location, che per anni è rimasta chiusa ed inagibile e adesso torna a vivere grazie al progetto dell’Unitalsi, che dona un contenitore culturale alla città di Monopoli».

Laboratorio Sant’Angelo e Giuseppe Tangorra presentano un estratto derivante dal progetto LONELINESS, una mostra dedicata al paese di Apice (BN).

…”Apice è un piccolo centro posto al confine tra la provincia avellinese e quella beneventana. Apice vecchia è ormai abbandonata da quando, in seguito al terremoto del 1962, l’amministrazione comunale decise di far traslocare l’intera popolazione sulla collina posta di fronte al centro urbano. Da quel momento, tutto è rimasto inalterato: il tempo sembra essersi fermato in un’istantanea di 40 anni fa. Inoltrandosi nei numerosi vicoli si può notare come l’ambiente sia stato modificato solo dall’ineluttabile scorrere del tempo e dalla natura che inizia a riprendersi i suoi spazi. È possibile percorrere queste strade, affacciarsi nelle abitazioni e rendersi conto di come tutto sia rimasto com’era. Scrutando tra le crepe delle case e tra i muri ammuffiti, inoltrandosi nelle diverse stanze, ci si immagina ciò che fu, come quelle vite apparentemente tranquille vennero scosse da un fenomeno improvviso e spietato quale un terremoto può essere: un’idea di vita interrotta che si ripercuote nel tempo. Ho trovato al mio passaggio case diroccate e invase dall’erbaccia, cantine ben conservate e vecchie automobili parcheggiate nei garage, laboratori ancora ricchi di utensili e addirittura bare conservate in quello che doveva essere un centro funerario; tutto questo rischia di essere inghiottito dai colpi forti della devastazione. Si può immaginare cosa significhi far parte di un mondo che non c’è più, ma è difficile comprendere che cosa provi chi sa che il proprio posto rischia di restare sepolto, e con esso tutti i ricordi di infanzia e le memorie di vita. Questo borgo regala un miscuglio di emozioni contrastanti: il mistero e il fascino, trovarsi in un posto cosi surreale dà un senso di abbandono ma anche una forte carica emotiva, provocata dalla presenza immaginaria di chi è stato costretto ad andarsene, costretto a lasciare la propria dimora. Nostalgia.. nostalgia di come non si deve smarrire la memoria del passato; È questa la sua bellezza, è questa la sua unicità”.

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Redazione The Monopoli Times
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