PCC: Il Comitato Costa Libera attende contributi

DSCN0237Nel frattempo, elabora un dettagliato resoconto sull’incontro del 31 ottobre scorso

 

A fornire un resoconto dettagliato dell’incontro di presentazione del PCC (Piano Comunale delle Coste) è il Comitato Costa Libera di Monopoli affinchè i cittadini possano meglio intervenire con idee e proposte concrete da poter condividere sul tavolo di concertazione assieme all’Amministrazione Comunale ed agli addetti ai lavori.

Resoconto sull’incontro “Il Piano Comunale delle Coste – La proposta di Piano Comunale delle Coste”
31 ottobre 2013, “Sala delle Terre Parlanti”, vico Acquaviva – Monopoli

 

Sono intervenuti:

 

Stefano Lacatena, Assessore alla Pianificazione Integrata del Territorio e Demanio;

Domenico Alba, Consigliere delegato alla Programmazione delle Coste;

Ing. Vito CasulliIng. Luca CasulliArch. Giuseppe SampietroGeol. Mario Rotolo,progettisti incaricati del Piano Comunale delle Coste.

Ing. Amedeo D’Onghia, dirigente area Edilizia privata, Urbanistica e Ambiente del Comune di Monopoli;

Ing. Sergio De Feudis, dirigente dell’Ufficio Demanio Marittimo della Regione Puglia

Ing. Raffaella Bologna, funzionario dell’Ufficio Demanio Marittimo della Regione Puglia.

Era annunciata la presenza del Sindaco di Monopoli Emilio Romani, il quale è risultato assente.

 

 

Lacatena ha aperto l’incontro annunciando la costituzione di un tavolo tecnico-politico aperto all’intera cittadinanza (operatori turistici e balneari, associazioni e comitati), che potrà iscriversi per partecipare attivamente alla discussione sulla pianificazione del territorio.

 

Vito Casulli:

La bozza del PCC, che in linea di massima è condivisa, è il presupposto per iniziare la relazione di assoggettabilità a VAS (Valutazione Ambientale Strategica) in base alla quale viene appunto stabilito se vi è l’obbligo di assoggettare il Piano a procedura VAS.

La bozza potrà essere modificata sulla base delle osservazioni che tutti i cittadini potranno fare, sempre però nel rispetto imprescindibile del PRC e delle relative linee guida.

Cominceremo infatti dall’illustrazione del PRC e delle linee guida, per poi passare alla descrizione della proposta di PCC che abbiamo elaborato.

 

Luca Casulli:

Breve descrizione del PRC e del percorso seguito nella redazione della bozza di PCC.

Il PRC è lo strumento che disciplina l’uso della costa e fornisce le indicazioni per la redazione dei PCC che hanno la finalità dell’assetto, della gestione, del controllo e del monitoraggio del territorio costiero comunale.

Nella procedura da seguire per la zonizzazione del demanio marittimo è prevista la definizione delle aree escluse dalla pianificazione, delle aree con divieto assoluto di concessione, delle aree di interesse turistico-ricreativo, di quelle con finalità diverse e delle aree vincolate.

Nel PRC le aree costiere vengono classificate in funzione della “criticità all’erosione” e della “sensibilità ambientale”, indici necessari per individuare le aree in cui è possibile rilasciare concessioni e le modalità con cui vengono concesse.

La Regione ha anche predisposto le istruzioni tecniche che indicano i contenuti minimi che il PCC deve avere.

In conformità alle indicazioni delle istruzioni operative del PRC, abbiamo quindi predisposto gli elaborati grafici di analisi, gli elaborati grafici di progetto, la relazione generale, le norme tecniche di attuazione e l’assoggettabilità a VAS.

Per la redazione dei PCC, la Regione ha messo a disposizione la cartografia di base, la carta tecnica regionale, la carta tecnica numerica della fascia costiera, la linea di costa riferita al 2010, la dividente demaniale riferita al 2010 e l’ortofoto del 2010 e 2012.

Proposta di PCC

Gli elaborati consegnati insieme alla proposta di PCC, consegnata al Comune di Monopoli nel maggio 2013, sono: Relazione generale, norme tecniche di attuazione, elaborati cartografici: suddivisione della linea di costa in sub-unità fisiografiche, classificazione normativa, zonizzazione della fascia demaniale marittima, individuazione delle aree sottoposte a vincolo idrogeologico PAI, individuazione delle aree naturali protette da vincoli ambientali, individuazione delle aree sottoposte a vincoli territoriali, classificazione del litorale rispetto ai caratteri morfologici, individuazione degli elementi geomorfologici di pericolo, caratterizzazione dei cordoni dunari, individuazione delle opere di difesa e dei porti, rappresentazione dello stato giuridico della fascia demaniale marittima, individuazione delle opere di urbanizzazione, delle strutture fisse e delle recinzioni, individuazione dei sistemi di accesso e dei parcheggio esistenti, individuazione della linea di costa utile, individuazione delle aree con divieto di concessione, zonizzazione dell’area demaniale annessa alla costa.

 

Vito Casulli precisa come la redazione di tali elaborati fosse un obbligo rinveniente dal PRC e come tali elaborati non abbiano alcun elemento discrezionale, ma siano una mera “fotografia” dello stato attuale. Invita anche ad evidenziare eventuali errori nella ricognizione fisico-giuridica effettuata sull’area demaniale marittima del Comune di Monopoli.

Il lavoro dei progettisti si è concentrato sull’area demaniale, come previsto nel PCC.

Considerato che il PUG demandava al PCC anche lo studio delle aree contermini (di proprietà privata), i progettisti si sono sforzati di studiare anche tali aree; ma tale aspetto non riguarda il PCC per quanto attiene alla competenza del PRC. La tipizzazione della fascia “contermine”, ovvero la fascia privata, sarà assoggettata alle norme del PPTR.

 

D’Onghia interviene per fare un chiarimento riguardo quanto detto dall’Ing. Casulli: “Sembrerebbe che stiamo facendo un piano inutile in area annessa retro-demaniale. Stiamo di fatto disciplinando anche le aree private retro-demaniali, in quanto espressamente previsto dal PUG, il quale rimanda la trasformazione di tali aree al PCC.

Il PCC deve quindi contemperare due esigenze: quella del piano delle coste vero e proprio per la disciplina delle aree demaniali e quelle previste dal PUG per la disciplina delle aree retro-demaniali.”

 

Luca Casulli procede con l’illustrazione dettagliata degli elaborati grafici e della proposta progettuale elaborata.

 

Nota bene: tutti gli elaborati saranno disponibili sul sito del Comune)

 

 

Dibattito

 

Lacatena ringrazia i progettisti per la presentazione e, prima di dare la parola all’ing. De Feudis e all’ing Bologna, evidenzia come il Comune di Monopoli abbia dimostrato fino ad oggi di collaborare costantemente con gli Enti sovraordinati, da ultimo per esempio per l’evoluzione del PPTR, in un’ottica di rispetto dei ruoli, ma soprattutto di dialogo costante nell’interesse non già di singole posizioni ma del territorio intero.

 

Alba specifica come i tecnici abbiano ricevuto l’incarico a maggio 2012 e abbiano consegnato il lavoro sul PCC nel maggio 2013, evidenziando che lo stesso Alba e l’assessore Lacatena abbiano ricevuto l’incarico ad inizio settembre, abbiano esaminato il lavoro ad inizio ottobre ed abbiano indetto un incontro con la stampa nel corso del quale avevano espresso le loro perplessità sul Piano che, secondo loro, ha fotografato in maniera asettica la legge e le norme regionali, e che avrebbe dovuto, in realtà, tenere conto della reale situazione locale. In accordo con l’assessore Lacatena hanno deciso di iniziare da oggi un percorso partecipativo, breve, pragmatico e consistente, che proseguirà attraverso la costituzione di un tavolo tecnico-politico al quale parteciperanno, oltre a tutte le forze politiche, anche membri delle associazioni a tutti i livelli (a fine riunione verranno comunicate le modalità attraverso le quali iscriversi al tavolo).

“L’interesse è quello di partecipare al massimo il prossimo PCC in quanto è una pianificazione urbanistica a cui devono partecipare tutti i cittadini di Monopoli perché si tratta del futuro della nostra città. Per cui tutte le sensibilità, ideologie politiche, etc, devono essere confrontate in modo da riuscire a fare sintesi e cercare di trovare soluzioni che, nella nostra ottica, salvaguardino assolutamente l’ambiente, ma allo stesso tempo creino lo sviluppo che passa attraverso la valorizzazione della costa.”

 

Cesare Bellantuono, consigliere Sindacato Italiano Balneari, chiede quale sia la il crono-programma del Comune di Monopoli rispetto alla delibera 1778 del 24 settembre 2013 che richiama i comuni costieri a redigere il piano, pena il commissariamento da parte della Regione.

 

Lacatena:

Il 21 ottobre scorso si è tenuto un incontro in Regione a cui ha partecipato il consigliere Alba, in cui decidere, in un’ottica di collaborazione tra Enti, come proseguire. Si è deciso insieme all’assessore regionale, di aspettare a notificare il provvedimento, data dalla quale partono i termini per adeguarsi, perché l’assessore regionale doveva rapportarsi con l’assessore all’urbanistica e con l’assessore all’ambiente. Ecco perché il crono-programma è stato condiviso in sede regionale e, noi in sede locale, avendo avuto la bozza del PCC dai tecnici, abbiamo deciso di partecipare al massimo il percorso che porterà all’approvazione del PCC stesso.

 

Alba:

Abbiamo trovato disponibilità da parte dell’assessore anche a fare un nuovo passaggio in consiglio alla legge 17/2006, seppure per modifiche di piccola entità, qualora ci fossero situazioni o osservazioni di buon senso.

 

De Feudis:

Durante la presentazione della bozza di piano sono state prospettate delle interferenze tra il PTTR e il PCC, per le mie valutazioni personali, tali interferenze non le ho riscontrate sul piano tecnico, in quanto i PCC hanno rilevanza giuridica per funzioni di gestione del demanio marittimo; ne consegue che i lotti concedibili, come individuati nei PCC, sono lo strumento per il funzionario che si occupa del rilascio delle concessioni per la risoluzione della discrezionalità amministrativa connessa ai procedimenti per il rilascio delle concessioni. Non hanno valenza di pianificazione per le aree esterne alla dividente demaniale, aree in cui la destinazione è impressa dal PUG.

Quindi, un conto è la programmazione urbanistica, un altro è la programmazione della gestione delle concessioni demaniali, cioè della funzione conferita con l’art. 105 lettera f del decreto legislativo 112/1998.

Per esempio, se il PCC decide di insediare uno stabilimento balneare in una determinata area, il lotto concedibile viene individuato sulla base della vocazione turistica, della possibilità di parcheggio e di accesso a quell’area; non sorge l’obbligo per il comune costiero di assicurare i parcheggi. Viceversa, si fa la ricognizione delle possibilità offerte dai vigenti strumenti di programmazione e pianificazione per definire la localizzazione degli stabilimenti balneari. Se è possibile insediare lo SB sulla base degli strumenti, bene, altrimenti le NTA del PCC devono darsi una programmazione di più lungo termine che, però, non ha rilevanza giuridica immediata, in quanto vi sono dei passaggi che inevitabilmente appartengono alla pianificazione urbanistica generale del comune costiero.

Vi è quindi una netta differenza giuridica tra la previsione che fa il PCC sulle aree demaniali e la previsione che lo stesso piano fa sulle aree private; cioè non vi è alcun divieto giuridico immediato se non dopo che il comune costiero avrà recepito nel PUG le previsioni di sviluppo della costa andando ad allineare lo strumento di programmazione generale con le previsioni che si è dato per quanto riguarda la gestione delle aree demaniali marittime. Per la gestione di tali aree, il comune costiero ha avuto la potestà in qualità di Amministrazione concedente; per le destinazioni di usi pubblici diversi dagli usi del mare, la potestà è esclusiva dell’Amministrazione statale.

Se un comune costiero ha esigenza di destinare un’area ad uso pubblico urbano, non può farlo attraverso il PCC, perché sulla destinazione ad uso pubblico urbano, il Comune non si pone come amministrazione concedente, ma come amministrazione richiedente il titolo di legittimazione: si deve rivolgere alla Capitaneria per richiedere la consegna di quelle aree.

Quindi i ragionamenti fatti prima hanno senso, perché comunque il PCC non è un mero piano di concessione delle aree, ma serve per integrare la gestione del demanio marittimo con le esigenze di uso pubblico e quindi con le esigenze di sviluppo e valorizzazione turistica, però vi sono dei passaggi nella gestione integrata della costa che inevitabilmente non pertengono al PCC ma al PUG.

Riguardo il discorso del PPTR, ci siamo dati una piccola moratoria per far partire le notifiche per l’avvio del procedimento di commissariamento per valutare anche gli aspetti correlati all’iter del PPTR.

Ad ogni modo, l’inedificabilità assoluto di cui si parla nel PPTR non è preclusiva dell’insediamento di stabilimenti balneari: nel PPTR sono previste opere di facile rimozione negli ambiti costieri. Per quanto riguarda il demanio marittimo, le opere di facile rimozione sono definite dalla legge 17/2006, e attengono alla completa recuperabilità degli elementi costitutivi, quindi non c’è discrasia tra il PCC e il PPTR.

Anche prima dell’adozione del PPTR, il PCC non poteva comunque disporre della realizzazione di opere di difficile rimozione, perché si limita agli approdi turistici, che sono strutture a terra e a mare realizzate con opere di facile rimozione. Gli ambiti portuali sono fuori dal PCC, in quanto disciplinati da un altro strumento di pianificazione, quello previsto dall’art.5 della Legge 84/94.

 

Arch. Sampietro:

Durante la redazione del Piano abbiamo riscontrato questa discrasia tra le norme imposte dal PRC e la costa monopolitana. Abbiamo incontrato due volte l’ing. Bologna per rappresentare queste problematiche. Il problema è che le norme a disposizione dei progettisti per poter redigere il PCC sono il PRC, le linee guida, le NTA del PRC e la legge 17/2006. Se l’Amministrazione, Enti, associazioni riusciranno a far modificare queste norme, noi saremo ben lieti di accettarle.

 

Giovanni Melchiorre, geologo:

Nell’analisi della fascia (pellicola) demaniale, i progettisti hanno messo, giustamente, in evidenza tutti i possibili vincoli, derivanti da tutte le norme. Però nell’ultima zonizzazione illustrata, quella relativa all’area a ridosso della “pellicola”, questi vincoli non ci sono, in quanto è stata fatta una zonizzazione tra le varie tipologie di area . Non vorrei che si continui, come secondo me è successo negli ultimi 15 anni, a illudere gli imprenditori che vi si possa fare qualunque cosa, mentre poi ci si va a confrontare con i vari vincoli. Quindi anche nella zonizzazione delle aree a ridosso dell’area demaniale andrebbero evidenziati quei vincoli che sono stati evidenziati nell’analisi della fascia demaniale. Sarebbe opportuno predisporre una tavola di sintesi in modo che gli imprenditori, soprattutto i sedicenti imprenditori, possano capire come stanno le cose, visto che è proprio in quelle aree che si giocano gli interessi, in quanto la fascia demaniale è molto sottile.

 

De Feudis.

Il PCC ha valore giuridico solo nelle aree demaniali marittime. La zonizzazione delle aree annesse, ha valore meramente propositivo ed è priva di qualsiasi valore giuridico.

Il PCC è uno strumento che serve per eliminare l’attività discrezionale nell’ambito delle concessioni demaniali marittime. Detto ciò, c’è ancora da considerare un altro aspetto: le concessioni demaniali marittime, in quanto attratte ad ogni effetto alla Direttiva Servizi, costituendo un’occasione di guadagno per il privato, devono soggiacere a tutte le previsioni del trattato CE. Quindi nella pianificazione non può essere fatta nessuna attività che metta in posizione di vantaggio un determinato operatore economico per il fatto di essere titolare di diritti di proprietà in zone vicine al demanio marittimo. Inevitabilmente, quindi, sono due ambiti nettamente distinti, né potrebbe essere diversamente. L’eventuale insediamento di strutture ricettive di qualunque genere su aree private non attiene al PCC, in quanto fuori dallo Spazio Economico del mercato interno, non essendo una concessione di un bene pubblico. Di conseguenza, queste tipologie di attività devono scontare tutte le compressioni del diritto privato previste dalle norme in materia di pianificazione urbanistica, paesaggistica, etc.

 

Pino Selicato, Comitato Costa Libera Monopoli:

Come premessa, vorrei riallacciarmi alla dichiarazione dell’assessore Lacatena che ha dichiarato che il Comune è contrario agli integralismi: bene, anche noi lo siamo. Ma ci siamo già imbattuti negli ultimi giorni in due “integralismi” di alcuni gestori che, conclusa la stagione balneare, chiudono i cancelli (sia spiaggia con servizi sia spiaggia in concessione) e non consentono ai cittadini di fruire della spiaggia.

Stamane abbiamo depositato in protocollo un documento in cui poniamo otto domande all’Amministrazione. Per alcune di queste domande abbiamo oggi già avuto delle risposte. Le domande sono le seguenti:

  1. quali saranno le effettive percentuali concedibili rispetto alla linea di costa utile;
  2. se saranno predisposti accessi per i diversamente abili;
  3. se sarà garantita l’accessibilità continua con piccoli mezzi non inquinanti;
  4. se il Piano Comunale delle Coste intende recepire compiutamente gli indirizzi del Piano Paesaggistico Territoriale Regionale e proporre quindi tipologie effettivamente rimovibili delle strutture balneari e/o ricettive, secondo una visione progettuale unitaria che valorizzi il paesaggio piuttosto che caratterizzare le singole strutture;
  5. se il Piano Comunale delle Coste prevede interventi di prevenzione e risanamento dei fenomeni di erosione e, in caso affermativo, di che tipo e con quali impatti previsti sul paesaggio costiero;
  6. se l’Amministrazione Comunale di Monopoli ha inoltrato al Ministero competente la richiesta di ridefinire la dividente demaniale nei tratti di costa in cui attualmente essa risulta mancante;
  7. come verranno gestite le concessioni recentemente prorogate fino al 2020, in particolare quelle che ricadono nelle aree con divieto assoluto di concessione;
  8. se l’Amministrazione di Monopoli intende dare voce alla popolazione della città, prima di adottare il Piano Comunale delle Coste e in che misura si impegna a tener conto delle istanze, delle proposte e dei suggerimenti che verranno dai cittadini.

In particolare, riguardo la domanda n.6, a Monopoli abbiamo il caso di un tratto di costa, Porto Marzano piccolo, in cui manca la dividente demaniale: sia gli scogli sia la spiaggia risultano sdemanializzati. Quindi, concedetemi una battuta, nel caso dovesse scoppiare una guerra, l’Europa ci difenderebbe su tutto il resto del confine nazionale, mentre a Porto Marzano il proprietario dovrebbe provvedere personalmente.

In seguito alle proteste dei bagnati, il proprietario ha risposto di aver acquistato la proprietà e che la spiaggia e la scogliera risultano privati. Questa situazione sembra strana e ci chiediamo come possano essere privati una spiaggia ed una scogliera bagnati dal mare.

Vorrei, inoltre, chiedere all’ing De Feudis se la Regione ha predisposto sul proprio sito una sezione dedicata alle denunce, agli esposti dei cittadini per quanto riguarda il Piano delle Coste.

 

Alba:

Riguardo le domande poste dal Comitato, ci sarà modo di parlarne compiutamente nel tavolo tecnico.

 

De Feudis:

Il Piano delle Coste è, come già detto, uno strumento che serve per definire gli ambiti concedibili e quindi poter esercitare le funzioni conferite al comune costiero dall’amministrazione statale in ordine alla gestione del demanio marittimo.

I comuni costieri esercitano l’attività di vigilanza sull’uso in concessione, perché col conferimento di funzioni operato col decreto legislativo 112, è stata trasferita l’attività di vigilanza connessa e strumentale alle funzioni che l’Amministrazione dello Stato ha conferito. Il comune costiero ha un ambito operativo ben definito da ciò che l’amministrazione dello stato nella sua potestà legislativa ha trasferito alla Regione e la Regione ha trasferito, a sua volta, al comune costiero.

Il trasferimento riguarda la gestione dell’uso in concessione; tutti gli altri aspetti connessi alla proprietà del bene demaniale sono stati mantenuti all’amministrazione dello Stato.

Gli organi di vigilanza dell’amministrazione dello Stato hanno mantenuto la funzione di tutela del demanio marittimo giuridicamente libero, cioè non in concessione. L’amministrazione dello Stato ha trattenuto addirittura la potestà sull’autorizzazione dell’art 55 del Codice della Navigazione, cioè sulle verifiche che gli interventi fatti dai privati sulle aree a ridosso del demanio marittimo siano compatibili con l’uso pianificato e con le possibilità di accesso alla spiaggia libera.

Quindi sulla questione della dividente demaniale, nel rapporto tra la proprietà privata e la proprietà dello stato, l’amministrazione competente è l’amministrazione dello Stato: Capitaneria di Porto e Agenzia del Demanio (Ministero delle Finanze).

Quindi questi sono rapporti nei quali né il comune costiero, né la Regione hanno potestà amministrativa. La vigilanza è fondamentalmente relazionata all’uso del bene in concessione

Il comune costiero ha ovviamente la funzione di porre in essere i rimedi per la tutela delle violazioni alle norme del Codice della Navigazione e agli obblighi dei concessionari. Anche perché una violazione, l’esecuzione di un’opera non presente nella concessione, essendo la concessione il titolo per conseguire il permesso di costruire, evidentemente si riverbera sul difetto di legittimazione realizzato sotto il profilo urbanistico-edilizio e quindi sulla potestà comunale conferita dal DPR 380 e quindi per l’eventuale demolizione per l’abuso edilizio.

 

Selicato:

Su tutto il territorio costiero monopolitano, Porto Marzano piccolo è la sola caletta “sdemanializzata”, non si sa per quale motivo.

 

De Feudis:

Per poter dire che un bene è sdemanializzato è necessario che si abbia che prima il bene era Demanio dello Stato e che successivamente sia stata attivata la procedura di sdemanializzazione prevista dal Codice della Navigazione. Deve esserci un procedimento amministrativo fatto dall’amministrazione dello Stato che si sia concluso con un trasferimento di proprietà all’amministrazione dello Stato medesimo. Un bene sdemanializzato rimane comunque intestato all’amministrazione dello Stato, ma perde i requisiti di Demanio previsti dall’articolo 828 (822 ndr) del Codice Civile.

 

Cosimo Micelli, Comitato Costa Libera Monopoli:

L’assenza della dividente demaniale è un’anomalia, e quindi il Ministero competente deve intervenire per ridefinirla, oppure non è un’anomalia?

 

De Feudis:

Il Ministero competente dovrebbe intervenire perché ne ha la potestà. E’ un’anomalia da segnalare alla Direzione Generale per i Porti affinché metta il comune costiero in condizione di esercitare una funzione amministrativa.

 

Cesare Bellantuono:

La dividente demaniale avrebbe dovuto costituire il primo strumento da adottare da parte del Comune: la ricognizione fisico-giuridica avrebbe dovuto individuare la dividente demaniale, la linea di costa utile e poi discutere sulla realtà monopolitana.

Dai progettisti vorrei sapere se la percentuale attuale di costa libera è superiore o inferiore alle prescrizioni del PRC.

 

De Feudis:

L’interruzione della dividente demaniale lungo la linea di costa non preclude al comune costiero di approvare il PCC, perché la lunghezza della dividente non entra in nessuna formula che serve per determinare la linea di costa utile o la percentuale concedibile. Fermo restando che la percentuale concedibile è un limite di legge: il comune di costiero non deve esattamente perseguire la percentuale del 40% per gli stabilimenti balneari. Può anche decidere che tale percentuale sia pari a zero, e quindi destinare il 100% della linea di costa utile a spiaggia libera o spiaggia libera con servizi.

Ovviamente, se c’è un’incertezza nella individuazione dei lotti concedibili, inciderà esclusivamente su quell’unico lotto per cui si potrebbe porre un problema particolare di confinamento, ove il comune costiero sia andato a localizzare un eventuale lotto di piano proprio nel punto in cui è interrotta la dividente demaniale. In questo caso particolare, anche dopo l’approvazione del PCC, potrà attivare presso la Capitaneria di Porto il procedimento per il confinamento dell’eventuale dividente.

 

Cesare Bellantuono:

Una domanda ai progettisti: nella bozza del PCC è stata individuata la dimensione della linea di costa utile?

 

Vito Casulli:

Se si continua a creare dei falsi problemi, possiamo starne a parlare fino a domani mattina. Mi sembra che l’ing De Feudis le abbia dato una risposta molto precisa. Mi consenta di dire che il lavoro che abbiamo effettuato è perfetto, perché non stiamo facendo gli equilibristi o i farmacisti: stiamo pianificando una parte del territorio e l’abbiamo pianificata. Eravamo in grado di poterlo fare, siamo in grado di poterlo fare, al di là del fatto che poi esistano e sussistano problemi di dividente demaniale oggi materializzata o non materializzata. E’ un discorso che si può affrontare successivamente.

Per quanto riguarda le aree concedibili, noi non abbiamo raggiunto la percentuale massima del 40% prevista per gli stabilimenti balneari, siamo sotto quella percentuale: è una scelta progettuale. Perché, oltretutto, dati alla mano, non esistevano i presupposti per poter raggiungere il 40%. Potremmo anche raggiungerlo quel 40%, facendo una forzatura, ma non è detto che se l’area viene tipizzata come concedibile per stabilimento balneare noi stiamo valorizzando ai fini turistici-ricreativi un’area demaniale. Come detto dall’ing De Feudis, l’area demaniale, nella sua linea di costa utile, potrebbe essere destinata anche al 100% come spiaggia libera. Non per questo si andrebbe ad inficiare la capacità ricettiva, ricreativa, di sviluppo turistico del territorio.

Al di là di questo esempio estremo, sono state individuate sia aree concedibili come stabilimenti balneari, sia aree concedibili come spiagge libere con servizi sia aree a spiaggia libera. Il tutto deve essere equilibrato e siamo stati molto attenti a cercare di raggiungere un equilibrio.

Nel momento in cui c’è questa attività di approfondimento che la pubblica amministrazione sta mettendo in atto, ben vengano delle osservazioni, delle considerazioni.

Per rispondere alla domanda di Bellantuono, la lunghezza della linea di costa utile non è stata determinata.

 

Bologna:

Vorrei fare una precisazione di tipo tecnico: il PCC dovrà essere presentato al nostro ufficio su supporto informatico geo-riferito, e formalmente individuato secondo le istruzioni operative. Le istruzioni operative richiedono obbligatoriamente questi dati (tra cui la lunghezza ella linea di costa utile, ndr), per cui, nel momento in cui verrà pubblicato e adottato dall’amministrazione comunale ai fini della presentazione delle osservazioni, il documento (PCC) dovrà essere corredato di tutto, ovvero non ci dovrà essere disallineamento rispetto a quanto pubblicato. A partire dal momento della presentazione, potranno essere presentate tutte le osservazioni (comprese eventualmente anche quelle di computo) da parte di cittadini, tecnici e chiunque abbia necessità di presentarle.

 

Arch. Angelo Papio, consigliere comunale Manisporche:

Vorrei porre un’osservazione di fondo: credo che l’ing De Feudis abbia risposto chiaramente su quello che deve essere lo spirito di questo Piano. Credo che il problema sia posto in termini sbagliati se vogliamo parlare delle questioni politiche e delle questioni di gestione del territorio che vanno affrontate a valle di questo piano. Se siamo in area PG3 pressoché su tutta la costa rocciosa, non credo dipenda dai progettisti. Se nelle foci delle lame, per quanto vi siano delle spiaggette meravigliose, non si può realizzare alcun tipo di insediamento (e non si può teoricamente neanche fare il bagno), credo questo non dipenda né dai progettisti, né da null’altro.

 

De Feudis:

Il piano delle coste non indica le aree in cui non è possibile fare il bagno. L’ordinanza di sicurezza della Capitaneria di Porto indica tali aree. Siamo fuori strada. E’ una questione legata alla sicurezza delle persone in mare, che non ha assolutamente nulla a che vedere con l’ambito di pianificazione del piano comunale delle coste.

 

Papio:

Sì, però il problema è che la conseguenza pratica è che, siccome dobbiamo andare a capire quali sono le aree…

 

De Feudis:

Una spiaggetta meravigliosa, sarà liberamente fruibile a meno che non vi sia un divieto dell’autorità preposta alla tutela della sicurezza delle persone: un’ordinanza comunale o un’ordinanza di sicurezza della Capitaneria di Porto.

Ovviamente non si può insediare uno stabilimento balneare in una lama anche se c’è una spiaggetta meravigliosa, in quanto, oltre ai problemi di sicurezza che potrebbero verificarsi, ci possono essere delle motivazioni tecniche legate ad un insediamento edilizio in un ambito dove l’insediamento edilizio è inopportuno. La pubblica amministrazione, nel contemperare gli interessi del pubblico con gli interessi del privato, deve anche fare in modo da tutelarsi da situazioni che potrebbero avere un costo per la collettività. Quindi si tiene alla larga da tutte le situazioni che potrebbero determinare, anche indirettamente o per fenomeni legati a questioni di rischio, un costo per la collettività. Per questo gli insediamenti devono essere di facile rimozione, sopraelevati e non rigidi, in modo da non arrecare pregiudizio alla dinamica dei sedimenti, perché altrimenti lo stabilimento insediato determina fenomeni di erosione e la collettività deve sostenere dei costi per la difesa costiera.

Quindi, essendo un bene demaniale pubblico, la Pubblica Amministrazione di deve tutelare e deve contemperare innanzitutto l’interesse pubblico. Il Codice della Navigazione ammette l’uso privatistico, nei termini dell’art.36 del Codice, nella misura in cui questo sia compatibile con gli interessi pubblici e con gli usi pubblici. Sulla discrezionalità dell’atto di pianificazione vi è ampia tutela giurisdizionale e costituzionale per cui in queste situazioni non vi è alcun interesse pretensivo del privato ad essere coltivato.

 

Papio:

Riprendendo, il problema è politico per cui, all’interno della problematica politica che va risolta, per la cittadinanza di Monopoli il problema non è più quello di quale Ente è delegato a cosa – intanto, se facciamo tavoli, che mi auguro siano quanto prima costituiti (perché questo è il vero nervo del problema), ci devono essere tutti: la Capitaneria, l’Autorità di Bacino, tutti gli Enti preposti e che intervengono come protagonisti in questa vicenda – il problema fondamentale è che mi sembra di vedere nell’Amministrazione Comunale la preoccupazione politica di perdere il controllo, la difesa, il riconoscimento di una serie di attività imprenditoriali ormai consolidatesi più o meno nel tempo, di fronte alle quali credo che il PCC non dica niente, perché il PCC sancisce quello che è l’utilizzo dell’area demaniale, la possibilità di essere data in concessione e si ferma lì. Quello che la nostra costa in particolare ci dice è che sostanzialmente abbiamo pochissimo spazio esente da qualsiasi tipo di vincolo. Andare poi a riconoscere quanto la Regione ha già sancito riguardo la proporzione concedibile invita in maniera molto chiara a dire che sarebbe auspicabile diventasse tutto pubblico (spiaggia libera, ndr). E’ nelle cose della natura della nostra costa e nella filosofia del Piano. Se dobbiamo fare i tavoli per risolvere i problemi, non li possiamo fare nascondendoci le cose a seconda dell’interlocutore che abbiamo di fronte. Allora il problema politico, probabilmente non è quello di fare una difesa puntuale, singola dei vari imprenditori, anche perché oggi come oggi si accenderebbe lo scannamento generale, perché sarebbe talmente poco lo spazio che si potrebbe andare a distribuire come aree concedibili, da rendere veramente difficile andare a riprendere il controllo della situazione.

Allora, probabilmente, dobbiamo porci due problemi, che fanno parte di quella pianificazione del territorio a cui accennava anche l’ing De Feudis: il primo è ridare sicurezza alla costa rocciosa, ridare abbondanza alla costa sabbiosa; e ciò richiede investimenti forti nel tempo da parte di una città e di un territorio che deve credere talmente tanto in questo da voler investire seriamente nei prossimi anni. Il secondo, probabilmente, è quello di rivedere in una logica imprenditoriale generale tutta la fascia costiera e non all’interno del PCC, ma probabilmente in un PUG che deve essere adattato adesso al nuovo PPTR e che probabilmente in questa fase potrebbe sì vedere un tavolo – quel benedettissimo tavolo che non si riesce ad aprire in questa città su nessun argomento – e finalmente affrontare il tema della pianificazione integrata in maniera seria e risolutiva.

Faccio un esempio: la zona sabbiosa del Capitolo, che è forse l’unica zona concedibile di tutto il territorio. Se non ci decidiamo a pianificare che tutti i parcheggi, che oggi sono in quella striscia di terreno che c’è tra la litoranea e il mare, vanno spostati a monte della litoranea, se non si comincia a pensare ad una viabilità probabilmente sostenibile lungo la litoranea, se non si comincia a dire che i servizi devono stare solo nelle aree annesse a quelle demaniali e vanno liberate completamente le aree demaniali, probabilmente i problemi non li risolveremo mai.

 

De Feudis:

Il ragionamento regge, però va considerato che in questa fase noi dobbiamo pianificare sulla base delle condizioni urbanistiche vigenti. Ciò significa che è importante, se la cittadinanza lo ritiene, la revisione del PUG, l’individuazione di altre infrastrutture, ma non possiamo adesso aspettare il PUG e quindi rinunciare a valutare sulla base dell’esistente quali sono le possibilità di sviluppo, quali sono le possibilità concrete di concedibilità, ottimizzando queste possibilità concrete, non perdendo queste possibilità; fermo restando che nel medio-lungo termine sono possibili ulteriori strade e ulteriori ragionamenti. Dopo di che sarà il mercato a definire e a fare incrociare l’offerta con la domanda. Dopo che l’atto di pianificazione avrà individuato tutte le possibili possibilità di sviluppo imprenditoriale, dovendo scontare delle procedure di evidenza pubblica, il mercato definirà in quali termini l’offerta turistica a rilevanza economica si possa incrociare con la domanda di investimento degli operatori economici. I bandi saranno improntati sull’offerta economicamente più vantaggiosa come è in procinto di emettere il legislatore statale per quanto riguarda la delega della legge comunitaria 2010. Nell’offerta economicamente più vantaggiosa, gli imprenditori verranno selezionati sul piano della sostenibilità economico-finanziaria di questi interventi. Quindi, automaticamente, la Direttiva Servizi fa venir meno qualsiasi forma di rendita che si potrebbe instaurare per l’attività discrezionale amministrativa nel rilascio delle concessioni, poiché automaticamente verranno selezionati i soggetti che offriranno le maggiori garanzie di proficua utilizzazione del bene che avranno avuto in concessione, in quanto in grado di offrire ad un costo più elevato per l’impresa servizi più efficienti.

 

Bologna:

A completamento della risposta dell’ing. De Feudis, in realtà, quello a cui aspira è quello che per legge andrebbe fatto nel momento in cui si avvia la redazione di un piano: parlo della Valutazione Ambientale Strategica.

La VAS è un obbligo di legge, ma non va vista come un “rogna” per i progettisti: essa deve essere fatta perché la comunità deve poter accedere a tutto il percorso in maniera coerente e in qualche modo partecipata. E’ proprio lo strumento che accompagna il piano, non solo fino alla sua adozione e approvazione, ma anche nella sua applicazione e realizzazione, perché il piano di monitoraggio serve esattamente a questo, cioè a riallineare gli eventuali scenari che non fossero stati in qualche modo individuati correttamente. Quindi è bene chiarire  anche ai progettisti che tutte le attività connesse alla pianificazione devono essere comunque partecipate: non è un auspicio, è un obbligo.

 

Lacatena:

Ribadisco che abbiamo deciso di costituire questo tavolo tecnico politico, in cui tutti i soggetti potranno partecipare, proprio per non incorrere nell’errore di cui ha parlato l’arch. Papio.

L’obiettivo, in condivisione con il consigliere Alba, i progettisti, l’ing. D’Onghia e anche la Regione, in un’ottica di partecipazione, come detto dall’ing. Bologna, è quello di evitare incontri in cui si fa grande caciara e non si ottiene nulla, ma per mettere intorno a un tavolo tutte le realtà economiche, produttive, tutto ciò che può investire il nostro territorio con l’obiettivo che ha detto l’arch. Papio.

 

Alba:

E’ chiaro che con l’amministrazione noi abbiamo un’idea ben precisa di sviluppo anche della costa. Dovremo essere bravi e cercare di far sintesi e contemperare le esigenze di tutti, non sarà facile però.

 

Lacatena:

Cominciamo a raccogliere le adesioni al tavolo tecnico-politico. Naturalmente verranno invitati d’ufficio tutti i capigruppo e i segretari di partito.

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Redazione The Monopoli Times

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