Urge un mercato ittico cittadino

DSC0001328La crisi economica persiste e alcuni pescivendoli (dopo lo sfratto) vendono pesce in strada

Da tempo, in Italia non si fa altro che accennare alla crisi economica che si sta vivendo in questo difficile periodo storico, con l’unica differenza che ultimamente sembra si stia acquietando.

Probabilmente, però, quest’inesplicabile congiuntura economica non è una condizione assoluta, cioè non è stata avvertita da determinate classi sociali, ma soltanto dalla “povera gente”.

Nonostante si stiano mettendo su delle misure per agevolare le imprese affinché assumano di più (la volontà politica è di combattere l’elevato tasso di disoccupazione), la situazione non migliora affatto.

Tuttavia, a parte la categoria dei “politici” in generale (a maggior ragione i parlamentari) che non ha minimamente subìto gli effetti della crisi, considerando – almeno in città – il positivo trend turistico, potremmo stimare che nel settore della ristorazione e di tutto ciò che è legato al cibo, al bere ed al divertimento, la situazione non è stata poi così drammatica.

D’altro canto, invece, come in una moneta, l’altra faccia ritrae un quadro “clinico” veramente compromesso: padri di famiglia senza lavoro, licenziati o la cui retribuzione è stata nettamente ridotta e che pertanto sono ridotti a vivere quotidianamente con l’angoscia di non sapere come sarà domani e che futuro poter dare ai propri pargoli.

Come in altre città italiane, oltre a vestirsi con gli indumenti procuratigli dalla Caritas e a ricevere gli inconsistenti aiuti del Comune tramite anche il servizio di mensa sociale, alcuni concittadini sono ridotti a vivere con mezzi di fortuna e addirittura a frugare nei cassonetti (viale Aldo Moro, nei pressi di LIDL) ed a lavorare in “nero”.

Dopo il divieto della vendita di pesce (per questioni igienico-sanitarie) in Piazza XX Settembre (aprile 2009), inoltre, diversi furono i pescivendoli costretti ad aprirsi – da un giorno all’altro – delle pescherie; molte delle quali, però, non sono sopravvissute alle leggi del mercato e perciò sono state chiuse.

Alcuni pescivendoli si sono così “arrangiati” a vendere il pesce per strada, consegnandolo all’interno di alcuni sacchetti ai numerosi clienti.

Un vero e proprio “mercato” che potrebbe essere regolarizzato se solo a Monopoli si ricostituisse un mercato ittico (ubicato in Piazza Garibaldi, nei locali che ospitano la biblioteca dei ragazzi, venne chiuso nel 1990).

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